Ungheria, la tranquilla gita aziendale si trasforma in una tragica mattanza

Sarebbe meglio se Severance («Brusca interruzione») di Christopher Smith, anziché rifare Deliverance (in Italia, Un tranquillo week end di paura), fosse un film sulle aberrazioni aziendali. Invece la gita sociale in Ungheria prende una piega di terrore, evocando altri film, anche recenti, anche inglesi, del filone «costano poco». Nella prima mezz'ora, si apprende che la multinazionale delle armi, per la quale i malcapitati lavorano, aveva rapporti d'affari con l'Ungheria anche prima del 1989, perché pecunia non olet. Forse gli inglesi, ipocriti, fingevano di non saperlo. Poi si scivola nel terrore più scontato, con qualche goffo tentativo di far ridere. Fra le miserie della vicenda, dare il ruolo dei cattivi a reduci russi dall'Afghanistan (ma gli attori non sono troppo giovani?) o dalla Cecenia (ma perché dopo il 1989 sarebbero finiti in Ungheria?).
SEVERANCE di Christopher Smith (Gran Bretagna/Germania, 2007), con Danny Dyer, Laura Harris. 96 minuti