Uni-Capitalia: ok dell’Antitrust Vince Profumo, «stop» a Intesa

La banca di Bazoli aveva chiesto vincoli più stretti

da Milano

L’Antitrust ha messo i suoi paletti sulla strada della fusione tra Unicredit e Capitalia: l’Authority guidata da Antonio Catricalà ha dato ieri il via libera all’operazione, ponendo alcune precise condizioni, soprattutto a proposito della catena Unicredit-Mediobanca-Generali-Intesa Sanpaolo.
E nella sostanza la sintesi è presto fatta: la linea che è passata è quella dell’ad di Unicredit Alessandro Profumo, ancorché l’Antitrust abbia aggiunto qualche vincolo in più rispetto a quelli prospettati dallo stesso Profumo nei mesi scorsi. Al contrario, il problema sollevato dal presidente di Intesa, Giovanni Bazoli, e dall’ad Corrado Passera, quello di una posizione dominante del nuovo gruppo rispetto a Mediobanca e Generali (partner strategico e industriale di Intesa), è rimasto sul tappeto. Non a caso gli impegni di Profumo, in una nota inviata da Intesa all’Antitrust in sede di istruttoria, erano stati definiti «non idonei a garantire l’indipendenza di cui Mediobanca ha storicamente goduto rispetto ai suoi azionisti, con notevoli implicazioni sotto il profilo della concorrenza». Un giudizio che, visto il verdetto di ieri, è verosimilmente rimasto lo stesso.
Nelle 78 pagine della relazione, Catricalà certifica l’obbligo di cedere sul mercato il 9,39% di Mediobanca, mentre il restante 8,68% «non potrà essere in alcun modo incrementato». Viene così meno il potere di veto del nuovo gruppo all’interno dell’accordo di blocco di Mediobanca. Il vincolo, lo ha detto ieri lo stesso Profumo, «è in linea con i nostri impegni». L’Antitrust ha però precisato che la cessione non dovrà avvenire a favore di società attive su mercati nei quali Mediobanca opera direttamente o indirettamente tramite partecipate o a favore di soggetti partecipati da Mediobanca, Generali e da Unicredit.
Saranno inoltre previsti limiti per i membri del cda di Unicredit, con un ruolo negli organi societari di Mediobanca o Generali (Dieter Rampl e Fabrizio Palenzona), che in seno ai cda di Unicredit dovranno astenersi dal voto su temi di investment banking e assicurativi.
La notizia del via libera dell’Antitrust è giunta ai consiglieri di Unicredit mentre era in corso la riunione del cda convocata per fare il punto sui recessi presentati dai soci di Capitalia che ne avevano diritto. Visto l’impatto «limitato» (circa il 3,17% del capitale di Capitalia, per un controvalore di 580 milioni), il cda di Unicredit ha deliberato di non sottoporre all’assemblea straordinaria la proposta di eliminare dallo statuto il limite del 5% del capitale all’esercizio del diritto di voto.
Il consiglio d’amministrazione ha inoltre cooptato i consiglieri Enrico Tommaso Cucchiani e Franz Zwickl in sostituzione dei dimissionari Paolo Vagnone e di Dieter Munich.