Uniamoci contro Prodi

Vi ricordate qualche mese fa quando prima del voto Romano Prodi proclamò l'obiettivo di unire innanzi tutto il Paese? Ebbene, mai nessun proposito è stato così integralmente contraddetto: ceti medi contro lavoratori e grande impresa, le povere gerarchie ecclesiastiche sotto il fuoco di fila del neoanticlericalismo perché si permettono di difendere i propri valori, una politica estera ufficiale del governo assaltata da manifestazioni organizzate da pezzi della stessa maggioranza con i ministri della Difesa e degli Esteri sottoposti ogni giorno a ogni tipo di figuraccia, il mondo economico finanziario sconvolto dai cocchi di Prodi a cui si permette qualsiasi cosa mentre i nemici di Palazzo Chigi sono colpiti in tutti i modi (con tanto di proteste di Bruxelles).
Questa caotica divisione dell'Italia non nasce per caso ma da un disegno: non si parla della grande strategia di un politico dalla alta visione ma di manovrette meschine (però furbe) di uno studioso di economia delle piastrelle e pantegana da corridoi dell'Iri che ha deciso di impaludare il Paese pur di mantenere il potere. Gli intrighi sono sempre detestabili ma se devono esserci che puntino almeno su vasti orizzonti. Affogare nella melma per mantenere il potere di Prodi e sodali, perché Ds ed ex Dc di sinistra sono persi nell'infinita risoluzione del loro passato, perché abbiamo un'estrema sinistra buffonesca né di lotta né di governo, neppure ministerialista ma solo salottiera, questo è un destino triste per la nostra nazione.
Le condizioni per risolvere la situazione ci sono, il governo non sta più letteralmente in piedi. Ma si vede una qualche titubanza nel dare l'ultimo colpo. È vero che ogni giorno che passa il governo si caccia in una situazione più disperata ma così facendo nuoce a tutti noi. Si pensi solo al ruolo internazionale dell'Italia. La Commissione europea ci riempie di scappellotti, alla Nato si ride di noi, negli Stati Uniti anche i democratici sono disperati per quel che combina Roma. A parte il plauso di Teheran, ci resta ben poco.
I quotidiani cosiddetti indipendenti che hanno dato il loro bel contributo a cacciarci in questi guai, stanno prendendo atto della situazione: da Giulio Anselmi sulla Stampa a Pierluigi Battista sul Corriere della Sera si susseguono gli editoriali che mettono a nudo lo stato di degrado dell'esecutivo. Alla fine, però, si conclude dicendo che l'ostacolo alla caduta di Prodi è l'esistenza di Silvio Berlusconi, il fatto che sia lui l'alternativa. Un'analisi radicalmente sbagliata: su tutti i temi, dalla politica verso i ceti medi alle pensioni, alla legge Biagi, alla linea in materia fiscale (ora persino Vincenzo Visco ammette che troppe tasse uccidono), alla delicatezza con cui sono stati trattati i temi eticamente sensibili, alla politica estera, il passato esecutivo era cento volte meglio, meno divisivo, di questo. Però, pur di liberarsi rapidamente di Prodi sarebbe opportuno che Forza Italia e il resto del centrodestra operassero un'apertura, non sulla leadership ma sul programma e sulla squadra che lo sosterrà, al più vasto arco di forze possibili per consentire di uscire dall'attuale situazione drammatica e ridare un po' di speranza al Paese.