Unica soluzione arbitri stranieri

Per capire che cosa pensano all’estero del nostro calcio marcio, basta ascoltare i più alti dirigenti di Uefa e Fifa che non riescono a capire come sia stato possibile truccare tante partite, e così a lungo, in un clima di assoluta omertà. Da vergognarsi. In questo quadro, avvelenato dalla voglia di potere e di soldi di un gruppo ormai ben definito di mascalzoni, si salvano pochi uomini, guarda caso provenienti dall’ambiente arbitrale: per certi versi un paradosso. Si tratta di Collina, Casarin e Agnolin. Del primo si parla come dell’unico personaggio proponibile in ambito internazionale a guidare la Figc e riportarla a livelli di decenza. È stimato anche Giancarlo Abete. Ma il capo delegazione della Nazionale al Mondiale di Germania si porta appresso il peccato di essere stato per tanto tempo all’interno dell’apparato federale, fra l’altro in un ruolo chiave. Difficile fare distinguo di questi tempi. Quanto a Casarin viene ritenuto l’uomo giusto, direi quasi ideale, per gestire il gruppo arbitrale inquinato dal comportamento di quei fischietti e sbandieratori che hanno subordinato regolamento ed etica ai voleri di una oligarchia. A ruota Agnolin. L’uno o l’altro, insomma. E questa volta bisogna anche dare ascolto ai pareri di Uefa e Fifa che ritengono di aver subito un danno gravissimo da Calciopoli.
Il compito del nuovo designatore è delicatissimo perché sarà costretto a rinnovare profondamente l’organico degli arbitri e degli assistenti. Al momento sono venti quelli sospesi in base ai verbali delle procure che si rifanno, neppure a dirlo, a una infinità di intercettazioni telefoniche. Dalla Serie C saranno promossi almeno dieci fischietti e venti guardalinee con il duplice rischio di bruciarne alcuni che non sono del tutto pronti al salto di categoria e di impoverire la Can C affidata a Claudio Pieri. Di qui la necessità di designare per le 2-3 partite più delicate di ogni turno altrettanti arbitri e assistenti stranieri. Sì, proprio così, stranieri. E chi meglio di Casarin o Agnolin può sbrogliare questa difficile matassa e chiedere, di volta in volta, alle federazioni di Spagna, Inghilterra, Germania, Austria, Svizzera e via dicendo la disponibilità di un così cospicuo numero di terne? La risposta è scontata.
Allo stesso tempo l’Associazione italia arbitri, al momento gestita da Cesare Sagrestani, d’accordo con il commissario straordinario Guido Rossi, non può essere tenera con gli associati colti con le mani nel sacco. Via tutti. Fra questi Gianluca Paparesta. La sua posizione è indifendibile e non solo per aver sottaciuto il sequestro di cui è stato fatto oggetto a Reggio Calabria in occasione di Reggina–Juventus della stagione scorsa. Da un colloquio fra Bergamo e Luciano Moggi è scaturito che il dirigente della Juventus conosceva i suoi spostamenti prima e meglio del designatore livornese. Assurdo. L’esempio deve venire dall’altro. Altrimenti che cosa raccontiamo all’esercito di 22.000 arbitri che vanno in giro per l’Italia con il panino nello zaino e ricevono i rimborsi spese a babbo morto?