Unicredit -30%, gli azionisti in manovra

di Marcello Zacché

Enrico Mentana avrà forse tranquillizzato i dipendenti di Unicredit. Ma non il mercato, che ha continuato a bastonare i titoli della banca milanese, spingendoli fino a cedere il 30%. Tanto è stata la perdita di valore nella giornata di ieri per gli azionisti Unicredit, nella prima seduta dell’aumento di capitale. Quasi un terzo della capitalizzazione. Tale è il risultato combinato della perdita del 13% del titolo (che ha chiuso a 2,28) e del diritto che da ieri quota per conto suo (e ha chiuso a 0,47 euro, in calo del 65%). Quanto al direttore del Tg di La7, è stato ieri chiamato dalla banca, a Milano, per moderare l’incontro organizzato tra l’ad Federico Ghizzoni (nella foto) - con il direttore generale Roberto Nicastro e il country manager italiano Gabriele Piccini - e i 200 capi delle attività domestiche della banca. Il tutto in collegamento diretto sul network interno con i 60mila dipendenti. Chiaro l’intento tranquillizzante dell’operazione. Che però non ha influito affatto sui flussi di vendita che, nel frattempo, travolgevano le quotazioni di titolo e diritto.
Ai prezzi di fine giornata, con le azioni a 2,28 euro e i diritti a 0,47, l’acquisto del titolo Unicredit passando dall’aumento di capitale è rimasto a sconto per soli 10 centesimi di euro. Se anche oggi le quotazioni dovessero continuare a scendere, allora per chi fosse interessato ad acquistare le azioni svanirebbe la convenienza a partecipare all’operazione attraverso l’esercizio dei diritti d’opzione, essendo più conveniente comprare direttamente i titoli in Borsa. Una situazione da brivido per Mediobanca, Merrill Lynch e le altre 24 banche del consorzio, che corrono il rischio di tenersi la montagna di titoli di cui hanno garantito il collocamento. Ma brivido anche per il mercato, che questi titoli dovrà giocoforza assorbire, presto o tardi, con possibili nuovi scossoni sulla quotazione.
Gli unici a sentirsi in una botte di ferro sono i top manager che, anche attraverso l’operazione di comunicazione di ieri, continuano a veicolare messaggi di tranquillità. Questo ha detto Ghizzoni ai 60mila collegati via intranet, ribadendo che ora «Unicredit sarà la banca più capitalizzata d’Europa»: l’operazione è acquisita. Poco importa se questo non si vedrà nella quotazione del titolo: sono problemi dei soci grandi e soprattutto piccoli che si stanno portando a casa una riduzione del 50% del loro valore.
La serenità del management è proiettata anche in chiave rinnovo del cda, in scadenza in primavera: i grandi soci italiani, a partire delle Fondazioni di Verona e Torino, non stanno vivendo l’attuale fase critica dell’andamento del titolo con particolari risentimenti rispetto al ticket Rampl-Ghizzoni. Le difficoltà della banca vengono semmai imputate alla precedente gestione, con Profumo sul banco degli imputati. Né si coglie il timore che al termine dell’operazione possa spuntare qualche nuovo grande socio a pretendere posti nel cda. Anche se, in realtà, lo scenario del futuro equilibrio nell’azionariato di Unicredit e, a cascata, nell’intera filiera Mediobanca-Generali, è quello su cui si addensano le grandi nubi.