Unicredit, 747 milioni dall’operazione sportelli

La crisi obbliga Profumo allo «sconto»: ogni filiale valutata il 12,8% della raccolta contro il 16% per Intesa in ottobre

da Milano

Lo scorso ottobre quando Corrado Passera ha ceduto le agenzie in eccesso di Intesa Sanpaolo aveva strappato un multiplo prossimo al 16% della raccolta, ieri Alessandro Profumo ha chiuso la grande «asta» da 184 sportelli indetta da Unicredit al 12,8 per cento.
Anche senza considerare il 34% ottenuto da Ubi Banca da Popolare Vicenza, appare chiaro che la bufera dei mutui subprime e il fatto che molta della «merce» proposta fosse al Sud hanno lasciato il segno sui risultati della cura dimagrante con cui Piazza Cordusio ha assolto alle condizioni poste dall’Antitrust in cambio dell’assenso all’acquisto di Capitalia. A dimostrarlo, pur in maniera «grezza», è anche il prezzo medio per sportello: 9,5 milioni per Ca’ de Sass (le agenzie erano 198 per un incasso totale da 1,9 miliardi); poco più di 4 milioni invece per Unicredit. In tutto la superbanca italo-tedesca incasserà 747 milioni, a cui sommare i 35 milioni «versati» sempre ieri da Popolare di Vicenza per la siciliana Irfis. Complessivamente sono 782 milioni i mezzi freschi incassati da Unicredit che, dopo aver dimezzato gli utili a fine marzo, rafforza la propria solidità patrimoniale (11 punti base l’impatto previsto sul Core Tier 1). A comprare è stato, come era atteso, un consorzio di 12 banche guidato da Bpm, Bper, Credem, Carige ed Etruria. Ma della squadra fanno parte anche una manciata di piccoli istituti (dalla Popolare di S. Angelo alla Bcc Don Rizzo e a quella di San Giuseppe di Petralia Sottana), divenuti indispensabili per chiudere l’affare dopo che i pretendenti avevano risuddiviso i lotti inizialmente proposti da Profumo, «accoppiando» gli sportelli del Nord a quelli decisamente meno ambiti del Meridione. Dopo alcuni rinvii gli advisor (Mediobanca, Kpmg, Rothschild e Morgan Stanley) hanno trovato la quadratura del cerchio: Bpm spende 213,8 milioni per 39 sportelli facendo il pieno a Roma (28 agenzie) mentre Credem, Bper e Carige crescono in Sicilia. In particolare la banca dei Maramotti ne rileva 34 (di cui 11 sull’Isola) per 150,6 milioni; Popolare Emilia 36 (21 in Sicilia) per 148,5 milioni e Carige 38 per 139,5 milioni; 14 sono andati a Banca Etruria (per 41,9 milioni) e i restanti agli altri componenti della cordata. Gli acquirenti, che nel tentativo di accorciare i tempi avevano accettato una due diligence leggera (sui soli contratti del personale), hanno poi strappato un’opzione paracadute: in caso di sorprese nei conti, potranno restituire a Unicredit il 6,5% di impieghi trasferiti. Previsto, inoltre, il diritto di rilevare per 62 milioni i 45 immobili in cui si trovano gli sportelli.