Unicredit alle prese con la rivolta dei siciliani

da Milano

Continua a soffrire il titolo Unicredit, impantanato intorno ai 5,4 euro e lontano dalla quota 7 toccata nella scorsa primavera. E mentre l’ad Alessandro Profumo (secondo l’edizione tedesca del Financial Times) pensa di risolvere i problemi con gli azionisti di minoranza di Hvb con la forza, e cioè facendo ritirare i titoli dal mercato (squeeze out) con un’Opa residuale che i soci non gradiscono (con il rischio di un seguito legale), la maretta principale resta sul fronte domestico. In particolare in Sicilia.
Il Banco di Sicilia (controllata eredità di Capitalia) appare sempre più come un ribelle all’interno dell’impero, contestando le scelte della capogruppo. Ieri è sembrato che la contesa sulle modalità di integrazione nel gruppo aperta dal presidente del Banco di Sicilia Salvatore Mancuso (consigliere della stessa holding Unicredit) si possa ammorbidire. Ma non è ancora chiaro l’esito della vicenda.
A quanto si è appreso in ambienti finanziari, l’orientamento sarebbe quello di revocare la riunione del cda del Banco che era stata convocata a sorpresa per oggi da Mancuso, anche se ancora ieri sera la revoca non sarebbe stata ufficialmente formalizzata. E, secondo fonti vicine al Bds, al momento la riunione rimane fissata per le 11.30. Tuttavia tra Unicredit e la controllata siciliana sono in corso contatti finalizzati ad evitare scontri diretti nell’ambito del board dell’istituto presieduto da Mancuso e a ricomporre i contrasti attraverso prossimi incontri.
Il cda convocato dal presidente - stando alle indiscrezioni riportate dalla stampa - avrebbe tra l’altro all’ordine del giorno punti quali la nomina di un comitato esecutivo e provvedimenti riguardanti la direzione generale. Argomenti, entrambi, che in base al regolamento interno del gruppo prevedono tassativamente un preventivo passaggio al vaglio del comitato nomine di Unicredit. Cosa che non è avvenuta e, quindi, se tali temi fossero posti al cda del Banco di Sicilia, ci sarebbe una violazione. Nel board del Banco i consiglieri espressione di Unicredit sono 6 su 11 e la loro eventuale assenza in blocco basterebbe a far mancare il numero legale. Ma si lavora appunto per far rientrare il rischio di un muro contro muro.
Mancuso avrebbe lamentato il mancato utilizzo di professionalità interne, soprattutto dopo la recente nomina del direttore generale Roberto Bertola, di provenienza Unicredit. Poi, secondo altre fonti, in questi giorni ci sono stati colloqui tra i vice ad di Unicredit Roberto Nicastro e Paolo Fiorentino e Mancuso per trovare una composizione della vicenda. E in queste ultime ore ci sarebbe maggiore serenità tra le parti. La scelta dei manager delle partecipate spetta comunque al comitato nomine di Unicredit, in quanto azionista al 100%.