Unicredit, aumento deserto: tocca alle fondazioni

La cattiva notizia è che Piazza Affari ieri ha chiuso nuovamente in ribasso, infilando così la decima seduta in rosso delle ultime undici. Il Mibtel ha accusato una flessione dello 0,48% a 13.816 punti, sui livelli del 1997, mentre l'S&P/Mib è sceso dello 0,50% a 17.283 punti, nuovi minimi storici. Quella buona è che i listini europei, italiano compreso, ieri non hanno archiviato la sessione di mercato sui minimi di giornata, ma al contrario hanno recuperato con decisione nell’ultima ora di scambi.
In Francia il Cac40 ha ceduto lo 0,71% a 2.849 punti, in Germania il Dax30 ha lasciato lo 0,96% a 4.179 punti e a Londra l'indice Ftse100 è sceso dello 0,42% terminando a quota 4.035 punti, con flessioni meno importanti di quelle cui ci avevano abituati ultimamente ma anche di quelle registrate durante la stessa seduta. «Il recupero finale - commenta Stefano Fabiani, responsabile Oicr e gestore azionario di Zenit sgr - non è stato guidato da alcuna notizia in particolare così come non lo è stato il forte calo degli indici europei registrato in mattinata. Tuttavia, proprio in mattinata il Dj EuroStoxx 50 si è riportato sui minimi dello scorso novembre, incontrando un supporto tecnico importante che ha permesso all'indice di recuperare terreno in un secondo momento».
Anche Wall Street, nonostante l’avvio all’insegna del rosso, ha dato una mano ai listini del Vecchio continente. Infatti, mentre sulle Borse europee stava per calare il sipario, l’indice tecnologico Nasdaq, grazie soprattutto al balzo di Google, è riuscito a conquistare il segno più mentre l’S&P500 e il Dow Jones recuperavano posizioni. Gli operatori indicano che a risollevare i listini americani sono stati sia il recupero del petrolio, con la relativa ripresa di tono dei titoli del settore energetico, sia le parole pronunciate da Barack Obama dopo l’incontro alla Casa Bianca con i leader del Congresso. Il neo-presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che questa crisi economica «senza precedenti» va affrontata «con rapidità» e ha aggiunto che il nuovo pacchetto di stimoli all’economia, dell’ammontare di almeno 825 miliardi di dollari, sarà presentato «entro il 16 febbraio». Wall Street ha chiuso le negoziazioni con il Nasdaq in rialzo dell’1% e il Dow Jones in calo dello 0,5%.
In Italia si è conclusa una nuova giornata da dimenticare per Fiat, che ha terminato con un calo di circa il 4% a 3,65 euro, ma il ribasso maggiore dell’S&P/Mib è stato quello incassato da Seat pagine gialle, che ha ceduto il 7,35% a 0,05 euro mentre si avvicina l’assemblea dei soci di fine mese che dovrà dare il via libera all'aumento di capitale da circa 200 milioni approvato a dicembre dal cda.
Bene il settore difensivo delle utility, con A2a in progresso del 3,54 per cento. In rialzo Telecom Italia (+0,75%), nel giorno in cui è giunta la notizia che la Consob brasiliana ha stabilito che l'azionista Telco dovrà lanciare l’Opa su Tim Participacoes. Si sono presentate all’appello finale in ordine sparso le società italiane riunite in Telco: Mediobanca ha ceduto circa il 2%, Generali ha lasciato sul terreno il 4,57%, penalizzata tra l'altro dalla giornata negativa vissuta da tutto il comparto assicurativo europeo, e Intesa SanPaolo ha invece spuntato un rialzo dell'1,62 per cento.
«Le Borse - osserva Fabiani - continuano a navigare a vista scontando una probabilità di circa il 30% che gli interventi sui tassi delle banche centrali non sortiscano gli effetti sperati. Si teme che la recessione possa essere più lunga del previsto e per questo si riscontra una profonda avversione al rischio, che impedisce di entrare sul mercato sebbene molti titoli appaiano a prezzi di saldo».