Unicredit-Capitalia, titoli sospesi Geronzi e Profumo alla Consob

Intesa ormai conclusa su tutti i punti. Nel nuovo gruppo nessun socio oltre il 4%. Dalla fusione possibili sinergie per oltre un miliardo di euro. <strong><a href="/a.pic1?ID=178866">Intanto la Borsa sospende le quotazioni</a></strong>

Milano - Ormai sembra tutto deciso. Compreso il giorno delle nozze. Il giorno fatidico dovrebbe essere domenica, anche se per il momento nessun consiglio risulta convocato. Ma c’è una spiegazione: per riunire il cda di Unicredit il preavviso è di 24 ore, quello di Capitalia 48. Con tutta evidenza le chiamate ai consiglieri arriveranno nel pomeriggio di oggi. Per il resto le indiscrezioni sono concordanti: sugli aspetti principali dell’aggregazione l’accordo c’è. Tanto che nel pomeriggio di ieri si è sparsa la voce, poi rivelatasi infondata, che il piano dell’operazione sarebbe stato presentato in serata ai grandi soci dell’istituto romano.
Quanto alla governance la situazione sembra chiara: Alessandro Profumo al vertice, Dieter Rampl presidente, Cesare Geronzi vice. La struttura sarà divisionale, rimarranno i marchi Banca di Roma e Banco di Sicilia. Anche sul concambio, pur in mancanza della puntualizzazione definitiva, un accordo di massima sembra raggiunto. O almeno questo è quello che crede la Borsa. Alle chiusure di ieri Unicredit valeva 78,220 miliardi di euro, Capitalia 20,561. E anche ieri l’istituto romano ha continuato nella sua ascesa guadagnando lo 0,65% a 7,91 euro, mentre la banca milanese ha perso lo 0,4% a 7,48 euro (di rilievo gli scambi pari al 3,19 del capitale per Unicredit e al 2 per Capitalia). Il rapporto tra i due titoli si è attestato dunque intorno a quota 1,05. A pochi passi dai controvalori ipotizzati per il concambio: 1,1/1,2 azioni romane in cambio di un titolo Unicredit. Anche se c’è chi si spinge a dire, come uno studio di Caboto, che Unicredit potrebbe permettersi di spendere fino a 1,25, continuando a trarre benefici dall’operazione. Secondo la banca d’affari, che mantiene una raccomandazione positiva su entrambi i titoli, le sinergie legate all’integrazione raggiungerebbero quota 1,06 miliardi (di cui sinergie da costo per 644 milioni e sinergie da ricavi per 420). Sulla base di un concambio 1,1, dice Caboto, l’operazione porterebbe a Unicredit il 3% in più di utile a partire dal 2009.
Secondo le indiscrezioni circolate ieri agli azionisti romani andranno 4 o 5 consiglieri di amministrazione del nuovo istituto. Oggi i componenti sono 23 e il loro numero non cambierà. Anche in questo caso tornano dunque i rapporti di forza espressi dalle rispettive capitalizzazioni. Fatto 100 il valore del nuovo istituto Roma dovrebbe contare un po’ meno del 25%. Dall’unione dovrebbe nascere una vera public company: nessun socio dovrebbe raggiungere il 4% del capitale. In prima fila tra i soci di rilievo ci saranno le Fondazioni bancarie. Quelle di Unicredit, innanzitutto.