Unicredit chiude la riorganizzazione e fa il pieno di utili

da Milano

Mentre annuncia conti semestrali superiori alle più ottimistiche aspettative degli analisti, il gruppo Unicredit vara l’ultima fase della messa a punto organizzativa seguita alla fusione con la tedesca Hvb. La chiave delle nuove operazioni è Vienna, sede della controllata Bank Austria Creditanstalt (Ba-Ca), acquisita attraverso l’operazione in Germania; qui si registra un doppio passaggio di quote: alla Ba-Ca Unicredit cede tutte le proprie partecipazioni nelle banche dell’Europa orientale - dove si è concentrato buona parte dello sviluppo internazionale negli ultimi anni - mentre dalla Ba-Ca entrano nel portafoglio di Unicredit le quote della polacca Bph (71,03%, per un corrispettivo di 4,3 miliardi), nell’ottica della fusione con la già posseduta Banca Pekao. Come si ricorderà, per alcuni mesi la Polonia ha costituito una «spina» per il management di Piazza Cordusio, a causa dei dinieghi del governo di Varsavia alla fusione tra le due realtà polacche finite sotto lo stesso ombrello. Come si ricorderà, alla fine Milano l’ha spuntata: ma una delle condizioni imposte dalle autorità locali prevedeva proprio che il controllo della banca frutto della fusione appartenesse direttamente a Unicredit, e non transitasse attraverso la controllata austriaca. Vienna, peraltro, ora diventa sostanzialmente la holding di tutto l’Est Europa, ruolo che già rivestiva - seppure non con lo stesso rilievo - all’interno del gruppo Hvb. Quanto ai conti, il secondo trimestre di Unicredit si è chiuso con risultati superiori alle attese del mercato, e il titolo è stato premiato dalla Borsa con un rialzo dell'1,7%, a 6,10 euro. Il dato che balza agli occhi di più è l’utile, salito a 1,686 miliardi, contro gli 1,352 attesi dagli analisti. L’incremento rispetto al secondo trimestre 2005 è dell'82,5%, del 47% al netto della cessione di Splitska Banka. Il risultato di gestione ha superato anch'esso le stime degli analisti (2,6 miliardi) attestandosi a 2,745 miliardi (più 38%). Il margine d'intermediazione ha raggiunto i 5,969 miliardi (più 13% a cambi e perimetro costanti), mentre il margine d'interesse è cresciuto decisamente per UniCredit, esclusa Hvb, attestandosi a 1,599 miliardi (più 8,1%), e ha mostrato una sostanziale stabilità per il solo gruppo Hvb (1,578 miliardi, meno 0,1%). Per l'insieme dei primi sei mesi dell'anno, il conto economico riclassificato mostra un utile netto di gruppo di 3,043 miliardi, in crescita del 48,3% sullo stesso periodo dell'anno precedente. Numeri che avvicinano il gruppo agli obiettivi di piano. Da registrare le dimissioni da vicepresidente di Unicredit di Carlo Salvatori, da poco nominato amministratore delegato di Unipol. È stato sostituito Anthony Blake Wyand, membro, tra l’altro, del cda di Societé Générale, con la quale tuttavia Alessandro Profumo, ad di Unicredit, ha escluso che sia in corso «qualunque colloquio». Profumo ha anche liquidato le voci di un possibile interesse per Bpi.