Unicredit compra Capitalia Oggi il via libera dai cda

da Milano

Unicredit e Capitalia regolano i «bulloni» della seconda superbanca europea alle spalle della britannica Hsbc. Dopo una vigilia di contatti serrati, l’accordo quadro, raggiunto in soli 15 giorni di superlavoro, sarà questa mattina al vaglio dei rispettivi consigli di amministrazione. Scontato, dopo il beneplacito concesso venerdì da Bankitalia, il via libera così a Roma come a Milano.
Dove però, tra le grandi fondazioni azioniste (Crt, Cariverona e Carimonte), l’asse con Capitalia sembra essere interpretato come la chiave di accesso al salto internazionale raggiungibile da un futuro accordo con la francese Société Générale che «per molti di noi resta il principale obiettivo da perseguire», ha detto ieri una fonte vicina alle Fondazioni citata dall’agenzia Ansa. A parte questo, gli Enti assicurano il proprio pieno sostegno all’ad Alessandro Profumo che avrà il compito di guidare il nuovo super-Unicredito insieme a Cesare Geronzi nella veste di vicepresidente con delega alle partecipazioni.
Si chiude invece l’impegno in Capitalia per Matteo Arpe che già oggi potrebbe presentare le proprie dimissioni sul tavolo del consiglio di amministrazione. La riunione, prevista alle ore 11,30 sarà preceduta di un’ora da quella del patto di sindacato di via Minghetti che avrà poi una coda nel board per modificare lo statuto ai dettami della legge sul Risparmio. Per i dettagli della maxi-fusione è necessario attendere questo pomeriggio quando Profumo raggiungerà i neo-alleati a Roma per affrontare accanto a Geronzi la conferenza stampa congiunta predisposta nello storico Palazzo de Carolis, a due passi da Via del Corso.
I due, quindi, voleranno a Milano, dove lunedì mattina è atteso il confronto con la comunità finanziaria. Saranno queste le occasioni per entrare nelle pieghe finanziarie dell’accordo che in ogni caso prevede una fusione per incorporazione di Capitalia in Unicredit. I soci capitolini quindi si diluiranno, 8,9% il peso stimato nel capitale, a fronte del 17,1% di quelli di Piazza Cordusio. Il 74,1% sarà flottante. Il cda avrà 23 posti, di cui 4 riservati a Roma (oltre a Geronzi, FonSai, Manodori e Regione Siciliana). Ad anticipare pesi e contrappesi è stato il Messaggero secondo cui tutto ruota su un concambio di 1,12 titoli Unicredit per ogni azione Capitalia: 8,38 euro la valorizzazione implicita, anche se i soci minoritari romani sembravano tentare ancora ieri un tiro alla fune per spingere l’incastro fino a 8,5 euro. Il titolo ha chiuso in Borsa, giovedì sera prima della sospensione, a quota 7,92.
La nuova banca, che si chiamerà Unicredit ma opererà sul territorio valorizzando anche i marchi Banca di Roma e Banco di Sicilia, nascerà ufficialmente in autunno, dopo aver superato il vaglio delle assemblee straordinarie dei soci: entro il 2010 sono previste 1,2 miliardi di sinergie pre-tasse con 1,1 miliardi di costi una tantum.
Il gruppo, che con il 15,8% di mercato in Italia si colloca alle spalle di Intesa Sanpaolo, sarà secondo anche in Germania (4,6%) e primo in Austria (19%). In ogni caso il 50% dei ricavi dovrebbe rifluire dall’estero, così come limitate sarebbero le sovrapposizioni (circa 200 in Molise, Sicilia e Lazio) su un complesso di 9.289 filiali, di cui 5.025 in Italia. Il quartier generale operativo sarà a Milano, ma anche se la sede legale sarà a Roma il sindaco Walter Veltroni non ha mancato mostrarsi preoccupato per il bisogno di «un insediamento bancario importante» nella capitale.