Unicredit e Banco di Sicilia, è guerra aperta

I timori della Banca d’Italia e i «nodi» di politica locale

da Milano

La «grana» siciliana di Unicredit diventa seria: in aperto contrasto con l’istituto milanese che lo controlla al 100%, il Banco di Sicilia ha ieri tenuto il suo cda, voluto dal presidente Salvatore Mancuso contro il volere dell’ad di Unicredit Alessandro Profumo.
Un consiglio dall’esito clamoroso: degli 11 consiglieri, Unicredit ha fatto disertare i suoi 6 membri, mentre si sono presentati alla riunione i 5 siciliani, fedeli di Mancuso. In questo modo la riunione non avrebbe avuto valore per mancanza del numero legale. Tuttavia, a sorpresa, l’ad del Banco di Sicilia (uomo «in teoria» di Unicredit), Beniamino Anselmi, si è collegato in teleconferenza, rendendo così valida la riunione. Nella quale il cda ha proceduto ad alcune nomine, tra cui quella del direttore generale Giuseppe Lopes, al posto di Roberto Bertola, che era stato nominato a fine agosto scorso per volere di Unicredit. La delibera è stata assunta a maggioranza, con il solo voto contrario di Anselmi. Che, dunque, è prima risultato decisivo per la validità della riunione, ma poi ha votato contro la proposta Mancuso. Forse cercando di salvare la sua «lealtà» verso Unicredit, senza però riuscirci: secondo autorevoli ricostruzioni, dire che Piazza Cordusio non abbia gradito è un eufemismo.
Immediato il contrattacco di Unicredit, che in una nota dai toni duri ha definito le nomine effettuate dal cda del Banco «prive di validità, per le modalità con le quali sono state assunte». Il riferimento è al regolamento interno approvato all’unanimità anche dal board del Bds, secondo cui qualsiasi decisione su nomine di amministratori o manager di controllate debba passare al vaglio del comitato nomine di Unicredit. L’istituto ha poi confermato «la propria massima fiducia al direttore generale in carica Roberto Bertola» e ha annunciato che è stato convocato per martedì il comitato nomine «per imprimere accelerazione alla procedura di rinnovo del consiglio» del Bds, e «valutare ogni possibile azione di responsabilità». Nel frattempo è stata anche richiesta la convocazione dell’assemblea del Banco, con la quale è possibile l’azzeramento del cda con nuove nomine.
Sulla carta non c’è partita: il Bds è al 100% di Unicredit, che ne controlla l’assemblea. Ma lo scontro rivela i problemi che Profumo ha incontrato in Sicilia dopo la fusione con Capitalia (che controllava al 100% il Bds). Problemi essenzialmente politici, come dimostra l’appoggio a Mancuso che è arrivato dalle autorità locali e da varie componenti del centrodestra (che sostiene il governatore Cuffaro). Per alcuni Mancuso - che ha però smentito di persona - lavorerebbe per un suo futuro in politica locale. Per altri l’arrivo dei milanesi è visto come una minaccia agli interessi locali. In ogni caso sono problemi tali da creare uno strappo bancario senza precedenti, tanto che la Banca d’Italia osserva da ieri la questione con preoccupazione.
Il Bds, nella fusione Unicredit-Capitalia, aveva già ottenuto un’autonomia e una visibilità superiori ad altri marchi del gruppo. Basti pensare alla Bipop (cancellata). Forse Mancuso (che è salito nel frattempo fino al cda dello stesso Unicredit) contava su accordi per allargare ulteriormente tale autonomia. In ogni caso la linea di Unicredit, che punta ad azzerare il cda, è quella di cercare un nuovo presidente comunque legato e apprezzato sul territorio. Mentre come ad potrebbe essere nominato lo stesso Bertola, che da Milano dicono essere e restare l’uomo forte del gruppo nell’isola.