Unicredit farà la sua parte in Autostrade

Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, vuole redigere entro fine anno un nuovo accordo per le concessioni autostradali

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Unicredit è sempre disposta a fare la sua parte». Il vicepresidente dell’istituto di Piazza Cordusio, Fabrizio Palenzona, ieri ha ribadito che il gruppo bancario non si tirerà indietro al momento di esercitare il diritto di prelazione sul 13,3% di Schema 28 che Abertis cederà contestualmente alla fusione con Autostrade.
Palenzona non si è sbilanciato sull’entità della partecipazione che Unicredit potrebbe rilevare. «Ci sono delle regole da rispettare», ha tagliato corto. Ma resta il fatto che l’istituto milanese è pronto a sostenere il rafforzamento della componente italiana all’interno della holding di controllo di Autostrade. L’ex presidente della Fondazione Crt ieri era a Roma in qualità di presidente Aiscat (l’associazione delle concessionarie autostradali) per un incontro con il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che punta a definire un nuovo accordo quadro sulle concessioni autostradali entro fine anno.
Per l’occasione è stato fatto anche il punto sull’iter autorizzativo della fusione italo-spagnola. «Il presidente di Autostrade Gros-Pietro - ha dichiarato il ministro - mi ha detto che sta provvedendo a predisporre la domanda». Di Pietro ha sottolineato che «probabilmente con la richiesta di autorizzazione arriverà anche una proposta della società, fino ad ora c’è stata solo una discussione più generale sull’esigenza di rinegoziare la convenzione». Insomma, solo quando Autostrade avrà fatto pervenire i propri incartamenti al ministero, si potrà riaprire il dialogo sulle richieste avanzate dal governo e dall’Anas per dare il via libera alle nozze con Abertis. Ma le prescrizioni delle quali si è discusso prima dell’assemblea di Autostrade di venerdì scorso, ha precisato il ministro, rappresentano «una serie di indicazioni che dovranno essere rispettate». Quindi, sulla costituzione di un fondo vincolato da 2 miliardi per gli investimenti da effetuare, sull’opportunità di mettere a gara tutti i lavori per non creare conflitti di interesse con il socio costruttore Acs e sulla corporate governance Di Pietro non sembra intenzionato a concedere un largo sconto. Anzi, ha concluso, l’unico obiettivo del ministero è «badare all’interesse pubblico, per cui è necessario provvedere ad un’istruttoria».
E Di Pietro non intende limitarsi alla sola Autostrade. Nella riunione di ieri con le 22 società titolari di concessioni autostradali è stata annunciata la formazione di un gruppo di studio composto dagli esperti dei ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture, dell’Anas e dell’Aiscat «allo scopo di redigere una convenzione quadro». Gli interventi sul sistema che regola i rapporti tra Stato e concessionarie sarà oggetto di una serie di interventi che riguarderanno «tariffe, regole di trasparenza nell’affidamento degli appalti, manutenzione della rete e regolarità degli investimenti». Oltre ai potenziali conflitti di interesse tra concessionarie. Come ha spiegato il ministro ogni nuova operazione di fusione o acquisizione costituirà l’occasione per «un anticipo del nuovo contratto-tipo di convenzione».
Ieri a Piazza Affari Autostrade ha registrato una leggera flessione dello 0,54% chiudendo a 22,27 euro.