Unicredit, grandi azionisti divisi sulla nuova governance di Ghizzoni

Se ieri sera, dopo la riunione del comitato nomine e alla vigilia della seduta del consiglio di amministrazione, il completamento del vertice di Unicredit sembrava ancora in alto mare, significa che la successione di Alessandro Profumo è più spinosa di quanto si pensi e che chi deve decidere non ha raggiunto ancora unità di giudizio. In Borsa il titolo ha perso lo 0,7%. La riunione del comitato nomine (che ha potere consultivo e di cui fanno parte il presidente Dieter Rampl, Luigi Castelletti, Vincenzo Calandra Buonaura, l’ad Federico Ghizzoni, Francesco Giacomin, Luigi Maramotti, Fabrizio Palenzona) si è sciolta nel primissimo pomeriggio senza alcuna dichiarazione. Paolo Fiorentino - che secondo le indicazioni potrebbe essere il futuro direttore operativo - all’uscita dalla banca ha borbottato: «Vado a spasso con mia moglie». Rende l’idea.
Chi ha parlato esplicitamente, dando a sua volta l’immagine di una Unicredit vagamente confusa, è Dino De Poli, presidente della Fodazione CassaMarca di Treviso, uno dei grandi soci del gruppo: «Io mi sono già pronunciato per un solo direttore generale» ha ribadito, quando invece il progetto di governance del neo ad Ghizzoni è formato da due dg (Sergio Ermotti e Roberto Nicastro) e da un direttore operativo (Fiorentino, appunto). L’arzillo ottantenne veneto dissente su tutto: «Sono troppi non solo due direttori generali ma anche i vice direttori. Unicredit deve stare attento, il dg deve essere capace di una gestione forte, unitaria e pubblicizzabile, altrimenti si rischia la divisione delle spoglie del caro estinto». Ieri sera, a Treviso, era in programma un incontro tra De Poli e Ghizzoni.
Il progetto di Ghizzoni è noto: mantenere unita la squadra dei quattro vice amminitratori delegati che hanno condiviso il lavoro dell’ex ad Profumo. E cioè: trasformare Nicastro ed Ermotti in direttori generali, Fiorentino in direttore operativo. Il quarto è, appunto, Ghizzoni. Sembrava che tutto dovesse filare liscio. Dopo un’ora dalla fine della riunione filtravano sensazioni positive: tutto ok, accordo sulle nomine. Poi, col passare delle ore, tutto è tornato confuso (ma parliamo sempre delle congetture ricavate da un pool di bocche cucite). Il problema starebbe nella spartizione delle deleghe nel tandem Nicastro-Ermotti. I progetti di Ghizzoni affiderebbero a ciascuno le aree di competenza sovrintese finora: a Nicastro il retail, a Ermotti il corporate e investment banking. Ma, nonostante tale perpetuazione, proprio Ermotti avrebbe sollevato critiche rendendosi meno possibilista. Non va dimenticato che più volte nei giorni scorsi Ermotti è stato dato persino in uscita («Non è la specie più forte a sopravvivere, nè la più intelligente, ma quella pronta al cambiamento» teorizzava Charles Darwin, ed è lo slogan di Darwin airline, la compagnia aerea svizzera di cui proprio Ermotti è presidente). E, nel caso, si è parallelamente ipotizzata la nomina del solo Nicastro a direttore generale: Nicastro era stato il più vicino alla nomina ad amministratore delegato, poi sconfitto da Ghizzoni, più affine al presidente Rampl.
Dal 21 settembre, data della traumatica uscita di Alessandro Profumo, sono passati 34 giorni; dal 30 settembre, data della nomina del suo successore, 25. Per i critici, si tratta di tempi infiniti, dannosissimi per una grande banca internazionale; per i benevoli, sono tempi tecnici incomprimibili. Fatto sta che oggi è un giorno importante. Se il cda provvederà serenamente alle nomine, come molti ritengono, si volterà pagina e si andrà avanti guardando a più ampie strategie. Una fumata nera, invece, non si può nemmeno prendere in considerazione.