Unicredit incassa l’ok all’aumento di capitale da 3 miliardi Profumo: «La banca è liquida. Prestiti pubblici? Valuteremo»

RomaL’assemblea di Unicredit ieri ha approvato a larghissima maggioranza (97,6% dei partecipanti) l’aumento di capitale da 3 miliardi, uno dei pilastri del piano di rafforzamento patrimoniale da 6,6 miliardi varato il mese scorso. Quello che fino a qualche settimana fa appariva come un preoccupante segnale di debolezza da parte di uno dei principali istituti bancari europei, oggi è una manovra necessaria.
E, in effetti, l’ad Alessandro Profumo, apparso tranquillo senza manifestare segnali di nervosismo, ha impiegato molto tempo a spiegare agli azionisti che la banca è solida e non è a corto di mezzi. «La liquidità a livello di gruppo era ed è ben superiore ai livelli necessari per coprire le esigenze oltre i tre mesi», ha sottolineato aggiungendo che il consolidamento patrimoniale «non è finalizzato a gestire le liquidità». Attualmente, ha reso noto Profumo, il gruppo Unicredit ha in cassa 89 miliardi ed entro fine anno le disponibilità saliranno a 125 miliardi circa in virtù della cartolarizzazione di mutui residenziali da 23,8 miliardi annunciata ieri.
Il ricorso a eventuali prestiti del Tesoro «sarà valutato» quando le modalità saranno state definite, ma «al momento non c’è nessuna decisione» ha precisato l’ad. Idem per il 30% di Bankitalia: se ci sarà un compratore, si venderà. Le maggiori rimostranze degli azionisti si sono concentrate sul prezzo dell’aumento, fissato a 3,083 euro, ben sopra le quotazioni di Borsa (ieri Unicredit ha chiuso con un guadagno del 2,21% a 1,99 euro). Scontato che a gennaio i diritti restino inoptati e che Mediobanca e Merrill Lynch intervengano collocando cashes (titoli convertibili ad alto rendimento) presso investitori istituzionali escludendo i piccoli risparmiatori da questa possibilità di guadagno.
I bond in scadenza non destano particolari preoccupazioni. Si tratta di 7 miliardi quest’anno, 26,6 miliardi nel 2009 e 31,9 miliardi nel 2010. E neanche la ristrutturazione del debito della holding di Romain Zaleski dovrebbe appesantire i conti. «Su Tassara - ha argomentato Profumo - si sta negoziando un finanziamento; a seguito dell’operazione la nostra esposizione non aumenterà».
Resta il fatto che da inizio giugno Unicredit a Piazza Affari ha ceduto il 70% del proprio valore. È una situazione «che non ha precedenti», ha chiosato l’ad riferendosi alla crisi e affermando che «un eventuale aggiornamento del piano industriale avverrà a mercati stabilizzati».