Unicredit, l’aumento di capitale mascherato

Oggi il cda straordinario per varare misure di rafforzamento straordinario. Possibile la cessione di immobili. Nuove azioni per tre miliardi da distribuire come cedola ai soci. Il premier Silvio Berlusconi:" L’operazione non preoccupa"

da Milano

Alla fine Unicredit dovrebbe varare l’aumento di capitale che da tempo viene negato. Il Giornale ha accennato la possibilità di un’operazione di questo tipo un mese fa. Ma il gruppo si è sempre detto sicuro di poter centrare l’obiettivo di un rapporto patrimoniale «Core Tier1» del 6,2% per fine anno, dal 5,5% del giugno scorso. Ora Unicredit avrebbe deciso di varare ulteriori misure di rafforzamento dei propri ratios patrimoniali per mettersi al riparo dalla speculazione di Borsa. Oggi pomeriggio si terrà un consiglio straordinario domenicale, chiamato a scegliere tra le diverse opzioni che il management guidato dall’ad Alessandro Profumo metterà sul tavolo. Nel ventaglio delle varie possibilità c’è la cessione degli immobili e anche quella della distribuzione del dividendo sotto forma di azioni, che fonti vicine alla banca hanno definito «verosimile». E Berlusconi, informato dell’operazione, da Parigi ha detto che «l’aumento di capitale non preoccupa».
In pratica il gruppo, per pagare 3-3,5 miliardi di cedole (sulla base di una stima di 0,24-0,26 euro per azione), avendo in pancia 500 milioni di azioni proprie, dovrebbe emettere il controvalore di circa 3 miliardi in nuove azioni, poi da distribuire pro quota agli azionisti. Un’operazione nuova che non è chiaro se richieda o meno la convocazione di un’assemblea straordinaria, perché anche se il cda avesse le deleghe per aumentare il capitale nella misura sufficiente, questo tipo di operazione, scavalcando il normale esercizio del diritto d’opzione (tutti i soci sono in qualche modo «costretti» a partecipare all’aumento, ricevendo azioni al posto dei contanti attesi fino a oggi) potrebbe richiedere comunque un passaggio assembleare. E in questo caso l’assemblea straordinaria dovrà deliberare con i quorum richiesti, che sono di due terzi del capitale che si presenta in assemblea, solitamente tra il 40 e il 50%. Significa che Profumo dovrebbe andare a trovarsi un 30% di soci: con Fondazioni e Allianz arriva al 15%.
Silenzio assoluto, ieri, da parte dello stesso Profumo, che in occasione di un’uscita pubblica in mattinata per l’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio di Milano non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Il cda di oggi è stato preceduto venerdì da una riunione preparatoria del comitato strategico, che è composto da 10 membri, la maggior parte non esecutivi, tra cui il presidente Dieter Rampl, l’ad Profumo e i 5 vice presidenti dell’istituto (Gianfranco Gutty, Franco Bellei, Berardino Libonati, Fabrizio Palenzona ed Anthony Wyand). Il comitato opera con «funzioni consultive e propositive» e in particolare fornisce al cda pareri su una serie di argomenti. Tra questi, anche l’approvazione di «operazioni straordinarie sul capitale del gruppo e politica dei dividendi». Le misure decise oggi dovrebbero essere comunicate al mercato domani mattina in una conference call.