Unicredit, libici al 4,3%. E ora pesa l’Ucraina

Diluite le quote dei principali azionisti di Unicredit dopo l’emissione degli oltre 972 milioni di nuove azioni relative all’aumento di capitale da poco meno di 3 miliardi. Nella nuova fotografia riportata nel sito dell’istituto, la Fondazione Cariverona risulta al 4,67%, Central Bank of Libya al 4,3%, Fondazione Crt al 3,61%, Carimonte Holding al 3,12% e gruppo Allianz al 2,2 per cento.
Questa fotografia non tiene conto dell’eventuale futura conversione dei bond «cashes», ai quali peraltro CariVerona non ha aderito. Nel sito Unicredit è registrato il nuovo ammontare del numero totale delle azioni ordinarie, che con quelle di nuova emissione è salito a circa 14,3 miliardi. Va ricordato che la quasi totalità delle azioni relative all’aumento, ovvero quelle corrispondenti all’inoptato (967 milioni), è stata sottoscritta da Mediobanca quale banca depositaria ed è al servizio dei cashes. I relativi diritti di voto sono congelati.
Nel frattempo l’agenzia di valutazione Standard & Poor’s ha tagliato il rating (la misurazione del merito di credito) di controparte nel lungo e nel breve termine a tre banche ucraine, tra le quali anche la controllata di Unicredit Ukrsotsbank (da B/B a CCC+/C), per la quale le prospettive (outlook) restano negative. (Gli altri istituti coinvolti sono Alfa-Bank e Jsc Kredobank). L’agenzia ha ridotto anche un altro rating (di scala nazionale assegnato a una quarta banca, Unex Bank).
La decisione, spiega S&P, segue il declassamento del rating sovrano dell’Ucraina deciso, anch’esso ieri. «L’azione sul rating delle banche riflette anche le nostre incertezze sull’impatto del peggioramento della situazione economica del Paese sulle banche domestiche - afferma l’analista di S&P, Annette Ess -. Riteniamo che questi fattori stiano avendo un effetto pronunciatamente negativo, indebolendo la qualità degli attivi delle banche, riducendo la loro liquidità e riducendo la loro redditività e capitalizzazione». In Borsa il titolo Unicredit ha prima riguadagnato la quota un euro, per poi chiudere in calo dello 0,5% a 95 centesimi.
Ora l’attenzione si sposta sui Tremonti-bond. Nel prossimo consiglio di Unicredit l’ad Alessandro Profumo dovrebbe esaminare l’emissione del prestito, notevolmente migliorato rispetto ai costi ipotizzati nelle prime versioni. Così come verranno analizzati altri strumenti possibili per migliorare la patrimonializzazione del gruppo, che potrebbe attingere anche alle risorse pubbliche messe a disposizione dal governo austriaco.