Unicredit, il ministro polacco «lascia»

Il titolare del Tesoro, Mikosz, oppositore di Profumo, si dimette per un prestito della moglie

da Milano

Il ministro del Tesoro polacco Andrzej Mikosz, strenuo oppositore dell'acquisto da parte di Unicredit, a seguito dell'integrazione con Hvb, della terza banca del Paese, Bph, ha presentato ieri le proprie dimissioni. L'annuncio è stato dato dal primo ministro Kazimierz Marcinkiewicz. Il passo indietro è legato alle indiscrezioni pubblicate dal maggior quotidiano del Paese, secondo le quali la moglie di Mikosz nel 2002 avrebbe prestato 300mila dollari alla famiglia di un personaggio accusato, secondo l'agenzia Bloomberg, di riciclaggio e di insider trading.
Le novità in arrivo da Varsavia potrebbero preludere a una svolta nell'impasse su Bph. Per ora il primo effetto è di mettere in forse l'incontro fissato per la fine di questa settimana fra i vertici di Unicredit e il ministero del Tesoro polacco.
Nella serata di ieri il premier polacco, che si era riservato la decisione, ha accettato le dimissioni. Ora tocca al presidente Lech Kaczynski approvare in via definitiva il passo indietro di Mikosz. Quanto ai possibili effetti sui negoziati con Unicredit c'è da ricordare che il ministro si era fatto capofila del fronte contrario a un rafforzamento della banca guidata da Alessandro Profumo e prima di Natale aveva sollevato la questione degli impegni presi da Unicredit nel 1999 al momento dell'acquisto della seconda banca del Paese, Pekao, secondo i quali il gruppo italiano non avrebbe potuto rilevare istituti concorrenti.
Unicredit, che si è trovata proprietaria di Bph grazie all’integrazione con la tedesca Hvb, aveva replicato di non ritenere di aver violato alcun accordo e di volersi comunque adoperare per ottenere il via libera all'acquisto del controllo dell'istituto polacco. Condizione necessaria al lancio dell'offerta pubblica su Bph prevista nel progetto di integrazione con Hvb e alla successiva fusione della banca polacca con Pekao.
Unicredit, frattanto, punta a cedere la croata Splitska Banka, entrata sotto il suo controllo sempre dopo la fusione con Hvb. È quanto afferma l'edizione elettronica del Financial Times citando «fonti di mercato». L'istituto balcanico potrebbe valere 750 milioni di euro. La mossa di Unicredit - afferma ancora Ft - arriva dopo che la banca centrale croata ha chiesto a Piazza Cordusio di separarsi da uno dei due istituti (l'altro è Zagrebacka) che possiede nel Paese.