Unicredit non cambia rotta: nessun matrimonio in Italia

Profumo: focus su una crescita organica. Gli interessi in Ucraina e il nodo polacco

da Milano

Le nozze tra Intesa e San Paolo non hanno cambiato programmi e strategie di Unicredit. Un’acquisizione in Italia, infatti, non sembra rientrare nei piani di Piazza Cordusio.
«Sul mercato italiano il nostro focus è in modo fortissimo sulla crescita organica», ha spiegato ieri l’amministratore delegato Alessandro Profumo, a Venezia per prendere parte agli «stati generali» dell’aeroporto Marco Polo. I progetti di espansione riguardano invece, ancora una volta, i mercati internazionali e in particolare «il centro-est Europa», che è «certamente la parte dove oggi i tassi di crescita dell'economia sono più elevati».
Concetto rafforzato da Profumo nella risposta a chi gli faceva notare l'aumento della quota di Unicredit nella International Moscow Bank: «Noi siamo un grande player europeo, abbiamo in Italia un po’ meno del 40% dei nostri ricavi. Il resto viene realizzato all'estero. È naturale che questa proiezione internazionale continui a svilupparsi». L’istituto, che a fine anno prevede di realizzare risultati in linea con le previsioni, vorrebbe infatti utilizzare la propria presenza in Polonia attraverso Pekao, la prima banca privata del Paese, per muovere alla conquista del mercato ucraino, che promette nel prossimo futuro ampi margini di sviluppo. Così scrive il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, secondo il quale Piazza Cordusio, già presente in Ucraina con Unicredit Bank, punterebbe con Pekao ad almeno il 10% del mercato ucraino. Il progetto, da realizzare entro il 2007, sarebbe quello di incrementare il numero delle filiali di Unicredit Bank fino a 60 e di portarle a quota 150 nel 2009.
In terra polacca, la crisi di governo e i ritardi accumulati nell’approvazione della riforma del sistema bancario non dovrebbero comunque compromettere la fusione delle due controllate da Unicredit, Bph e Pekao. Secondo gli accordi stipulati nello scorso aprile, l’istituto italiano potrà infatti scegliere in un secondo momento i 200 sportelli da separare e vendere poi a un terzo soggetto, soluzione che sembra peraltro più vantaggiosa per Unicredit.