Unicredit, ora Profumo chiede 6,6 miliardi

da Milano

Alessandro Profumo chiede a Unicredit di inghiottire una compressa da 6,6 miliardi per arginare l’infezione provocata dai titoli spazzatura americani che sta travolgendo il sistema bancario internazionale. La cura anti-crisi, preparata con l’ausilio di Mediobanca e Merrill Lynch, è stata somministrata ieri durante una seduta fiume del consiglio di amministrazione, riunitosi in sessione straordinaria. Due le principali medicine previste: la scelta di distribuire il dividendo in nuove azioni anziché in contanti (per un controvalore di 3,6 miliardi) e un aumento di capitale da 3 miliardi.
Un’iniezione di denaro contante, a dispetto di quanto era andato più volte assicurando Profumo che questa mattina alle 8 dovrà spiegare il piano alla comunità finanziaria: l’aumento di capitale scatterà a un prezzo di 3,083 euro, pari alla chiusura in Borsa di venerdì, ma la promessa è quella di portare Unicredit a un Core Tier 1, uno dei parametri cardine per misurare la solidità delle banche, al 6,7% (6% il minimo richiesto da Bankitalia). I profitti a fine anno saranno invece di 5,2 miliardi, con la conseguenza di tagliare l’utile per azione (eps) ante aumento di capitale a 0,39 euro contro 0,52 euro prima prospettati.
Da questa mattina la parola passa al mercato che dovrà valutare anche il «regalo» seppur inconsapevole fatto recapitare dalla Germania. Dove la cancelliera Angela Merkel ha assicurato alle famiglie tedesche la garanzia «illimitata» di Berlino su tutti i conti correnti e quindi anche su quelli di Hvb, la grande controllata di Unicredit. In ogni caso la superbanca vuole fare in fretta e assicura che il piano anticrisi sarà completato il prima possibile e comunque non oltre il primo trimestre 2009.
Più precisamente i rimedi individuati dal consiglio di amministrazione di Unicredit, dopo oltre cinque ore di confronto, includono sia la distribuzione del dividendo utilizzando nuove azioni, sia un’articolata manovra di rafforzamento patrimoniale. L’aumento di capitale, oltre a essere abbinato alla tradizionale rete di garanzia richiesta da Bankitalia, è infatti supportato da un bond convertibile subordinato Core Tier 1. Il prestito, sempre costruito da Piazzetta Cuccia e denominato «Cashes», è pronto a scattare in caso di inoptato nella ricapitalizzazione che in novembre passerà al vaglio dei soci in assemblea straordinaria.
Il convertibile, che ha un valore massimo di 3 miliardi, è già stato coperto per 2 miliardi dai principali azionisti di Unicredit e da altri investitori istituzionali mentre per il restante miliardo ci sono gli impegni. Tra i soggetti coinvolti, oltre a Mediobanca, che si assumerà un rischio di 200-300 milioni, ci sarebbero le stesse fondazioni socie di Unicredit (Caritorino, Carimonte, Cariverona) e le Assicurazioni Generali. Complice anche il buon rendimento proposto. Nella cura d’urto di Piazza Cordusio rientrerebbe poi il già previsto piano di cessioni sul fronte immobiliare per un controvalore prossimo a 1,8 miliardi e l’annunciato disimpegno da Generali.
Terminato il cda, Profumo ha lasciato Unicredit senza commenti. A prendere la parola per il gruppo è stato invece il presidente Dieter Rampl: «Il sostegno convinto dato dai nostri principali azionisti al piano di rafforzamento del capitale è un chiaro messaggio di fiducia nel gruppo, nel suo modello di business diversificato e nella sua solidità finanziaria», ha rimarcato in una nota il banchiere tedesco, che ha poi sottolineato «il forte sostegno e la completa fiducia» del cda nel management.