Unicredit prende i bond. Tremonti: "Giù i tassi"

"Ci sono ancora 6 miliardi, i banchieri non comprendono lo spirito del
nuovo strumento", incalza il ministro L’insieme delle iniziative prese
ha immesso circa 28 miliardi di liquidità, con un effetto leva di
100-200 miliardi

Roma - Unicredit ha presentato ufficialmente - quarto istituto dopo Banco Popolare, Popolare di Milano e Mps - la richiesta per circa due miliardi di «Tremonti bond». Ma al ministro dell’Economia, che ha dato l’annuncio nel corso del terzo Credit & Liquidity Day, l’atteggiamento dei banchieri sullo strumento appare ancora non del tutto convinto, un po’ troppo rilassato. Inoltre, aggiunge Tremonti, le banche italiane farebbero bene ad abbassare i tassi, allineandoli a quelli europei. Secondo Tremonti, i banchieri non hanno compreso la logica dei bond, in quanto lo spirito di questo strumento è «l’interesse nazionale»: non al servizio delle banche, per migliorarne il look, ma al servizio delle imprese. «Se un banchiere si chiede se gli conviene, allora non ne ha capito la logica», osserva il ministro. Le richieste finora presentate ammontano a circa 6 miliardi di euro: 1,45 miliardi dal Banco Popolare, 1,9 miliardi dal Monte Paschi, mezzo miliardo da Bpm e, da ultimo, circa 2 miliardi da Unicredit. Tremonti apprezza la decisione della banca guidata da Alessandro Profumo (welcome, dice) ma allo stesso tempo ricorda che la metà circa dalla cifra a disposizione, dodici miliardi in tutto, non è stata richiesta, e «più c’è ritardo - sottolinea il ministro dell’Economia - meno fai l’interesse del Paese». L’iter di richiesta più avanzato è quello del Banco Popolare: la procedura dovrebbe concludersi in settimana. La seconda bacchettata tremontiana alle banche riguarda i tassi d’interesse. Un «suggerimento per aumentare il gradimento del sistema bancario è di allinearli un po’ di più ai tassi europei», dice il ministro. Il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, non ci sta e ricorda che «sui nuovi prestiti applicati dalle banche italiane sia sopra che sotto il milione di euro, siamo sotto le media europea. È possibile che qualche Paese abbia dati inferiori ai nostri, ma credo - aggiunge - che le banche italiane stiano facendo del loro meglio per aiutare la ripresa». Una tabella dell’Abi mostra che in marzo il tasso sui prestiti fino a un milione a società non finanziarie sia stato del 3,94% contro il 4,15% della media di Eurolandia. Per i prestiti sopra il milione di euro i tassi si avvicinano: 2,68% in Italia contro il 2,88% della media nell’eurozona. Per i prestiti alle famiglie, il tasso medio italiano è del 7,69% contro il 9,93% europeo. Le banche popolari, aggiunge il presidente della loro associazione, Carlo Fratta Pasini, hanno aumentato gli affidamenti del 7,5% (+10,5% per le piccole e medie imprese). Sempre ieri, Tremonti ha firmato il decreto che autorizza la Sace a fornire garanzie sui prestiti erogati dal sistema bancario alle imprese che vantano crediti presso la Pubblica amministrazione. Ed è stato siglato un accordo fra Bei (Banca europea per gli investimenti), Abi e Confindustria per prestiti alle piccole e medie imprese. Il ministro ricorda che l’insieme di tutti gli interventi messi in campo - fra bond, Sace, Cassa depositi e prestiti - porta circa 27-28 miliardi di liquidità nel sistema «con un effetto leva per le imprese fra i 100 e i 200 miliardi di euro. È una cira superiore alle attese - aggiunge Trenonti - e viene incontro alle richieste di tutte le categorie che hanno partecipato al tavolo» con banche e governo. «È una cifra enorme - sottolinea - anche se poi se uno fa l’opposizione può dire che non è vero». Con l’incontro di ieri si chiude la prima fase delle giornate su credito e liquidità. Il lavoro svolto nelle tre riunioni sarà riassunto in un documento conclusivo.