Unicredit, pressing Ue su Varsavia

Bruxelles chiede alla Polonia di motivare entro sette giorni il no al matrimonio tra Pekao e Bph

da Milano

Una settimana: è il tempo concesso dalla Commissione Ue al governo polacco affinchè motivi la propria opposizione al progetto di fusione tra Bank Pekao, controllata da Unicredit, e Bph, che indirettamente fa capo alla banca guidata da Alessandro Profumo attraverso l’istituto tedesco Hvb.
«Philippe Lowe (direttore generale per la concorrenza, ndr) ha scritto al ministero del Tesoro polacco chiedendo informazioni entro il 23 gennaio sul perché ha deciso di appellarsi alla clausola di non concorrenza», ha spiegato ieri il portavoce alla concorrenza, Jonathan Todd. Varsavia, che si è detta pronta a rispondere, sostiene che il no al merger è legato ai timori che l’unione, da cui nascerebbe il primo gruppo bancario polacco in grado di togliere la leadership alla statale Pko Bank Polski, possa portare a tagli del personale ed essere di ostacolo alla concorrenza. Gli analisti considerano invece l’unione Pekao-Bph come il naturale sbocco di un investimento destinato a creare sinergie e a massimizzare i costi.
La Polonia intende far leva su una sorta di agreement stipulato nel 1999, in base al quale Unicredit si impegnava a non acquisire altri soggetti bancari nel Paese. Un’intesa, ricordata nel dicembre dello scorso anno all’istituto di Piazza Cordusio con l’invio di una comunicazione scritta, verso la quale la Commissione sembra attribuire scarso valore, in quanto formalizzata in un periodo in cui la Polonia non apparteneva ancora all’Unione europea.
Nei giorni scorsi, erano circolate indiscrezioni secondo le quali il governo polacco stava approntando un piano per favorire il passaggio delle quote Bph dalle mani di Unicredit a quelle dell’olandese Rabobank, in cambio di un accordo sulla controversia in atto con il gruppo Eureko (di cui Rabobank possiede una quota) per l’acquisizione di Pzu, la principale compagnia assicurativa polacca. Voci non commentate da Varsavia, ma subito smentite dal vicepresidente di Pekao e responsabile global banking service di Unicredit, Paolo Fiorentino.
Al momento, il governo di Varsavia sembra in un vicolo cieco, non potendo contare neppure sull’appoggio della Banca di Polonia. La legge bancaria polacca, infatti, delimita con precisione i casi in cui l’autorità di vigilanza può intervenire per impedire un’acquisizione o una fusione. E la vicenda Pekao-Bph non sembra rientrare in questi casi. Bruxelles ha inoltre il potere di forzare la mano ai Paesi che si oppongono a operazioni che rispettano i requisiti Ue. Un precedente già esiste: nel 1999 il Portogallo fu costretto ad arrendersi e ad accettare che lo spagnolo Banco di Santander conquistassere il gruppo finanziazio Champalimaud.