Unicredit, Profumo al riparo dai malumori dei grandi soci

L’ex ad di Unicredit, Alessandro Profumo, è «blindatissimo». Sarà molto difficile per le Fondazioni azioniste di Piazza Cordusio rivalersi in sede civile delle maxisvalutazioni da 8,6 miliardi degli avviamenti legati alla campagna di espansione 2005-2008.
Dopo la presentazione del piano industriale, erano serpeggiati nel mercato i malumori degli enti per l’operato di Profumo. Il presidente di Fondazione Crt, Andrea Comba, aveva smentito con un «non mi risulta», mentre da Verona ambienti vicini a Paolo Biasi facevano sapere che nelle prossime riunioni della Fondazione avrebbe potuto essere sollevata la questione allo scopo di verificare eventuali errori ed omissioni della precedente gestione.
Provarci sarà molto più difficile. Come tutti i top banker che lasciano un incarico, Profumo ha concordato una clausola di manleva per gli atti compiuti durante la gestione. Unicredit gli avrebbe dato atto di aver operato correttamente. Oltretutto le fusioni con Hvb e con Capitalia sono state approvate prima dal cda e poi dalle assemblee straordinarie, quindi tutti gli azionisti erano al corrente dei rischi connessi. Chi vorrà cimentarsi nella contestazione dovrà rivolgersi ad avvocati in grado di scoprire, codice civile alla mano, su quali atti la manleva non valga.
Il giorno successivo alla presentazione del nuovo piano industriale di Unicredit si è così arricchito di un altro colpo di scena. Lo shock causato dai 9,8 miliardi di svalutazioni e dei 10,6 miliardi di perdita trimestrale ha determinato un’altra seduta negativa in Borsa. Critici anche i sindacati sulle annunciate riduzioni di personale («Bisogna mettere fine ai tagli», ha commentato la Fabi di Lando Maria Sileoni). Il titolo di Piazza Cordusio ha perso un altro 4,46% scendendo a 0,7395 euro. In due giorni le azioni dell’istituto hanno perso il 10% del loro valore. A incidere sulla performance anche i giudizi delle principali case d’affari: Natixis, WestLb e Intermonte hanno tagliato il giudizio a «neutral», mentre Nomura, pur mantenendo la valutazione «buy» ha ridotto il prezzo obiettivo da 1,3 a 1 euro. Alcune vendite, si mormora nelle sale trading, potrebbero essere state determinate da un riposizionamento in vista dell’aumento di capitale da 7,5 miliardi che dovrebbe partire a metà gennaio con raggruppamento delle azioni dieci a una. In un contesto macroeconomico sfavorevole si comincia a scommettere su un forte sconto. Il consorzio di garanzia guidato da Merrill Lynch e Mediobanca coprirà le spalle alla banca. Il management guidato dall’ad Federico Ghizzoni può inoltre puntare sull’appoggio delle principali Fondazioni azioniste che, nonostante il mancato dividendo 2011, sono pronte a sostenere il nuovo corso. Fondazione Crt è pronta a salire dal 3,3 al 4,2% con la conversione dei cashes, mentre a Cariverona mantenere il proprio 4,98% costerà 375 milioni. Gli enti più piccoli, a partire da Cassamarca, ragioneranno a tempo debito ma una diluizione sarebbe negativa anche dal punto di vista remunerativo.