Unicredit, secondo crollo (-12%) La Consob apre un’indagine

Difficile che oggi Unicredit non salga in Borsa. Ci sentiamo di sbilanciarci con tale pronostico al termine di una giornata, quella di ieri, che ha visto i titoli della banca guidata da Alessandro Profumo cedere in Piazza Affari il 12,7%, dopo che alla vigilia il calo era stato del 10%. E che ha spinto la Consob a intervenire, chiedendo un comunicato che dovrebbe uscire stamane per chiarire la posizione finanziaria, e ad avviare ispezioni su intermediari italiani e londinesi (attraverso le autorità britanniche) per valutare eventuali violazioni del divieto di vendere allo scoperto.
In due giorni la Borsa ha, come si dice, «bruciato» 10 miliardi di capitalizzazione del gruppo milanese: quasi l’equivalente dell’intero valore della Fiat. Ma c’è un dato ancora più impressionante: da un anno a questa parte, cioè da quando la crisi dei mutui Usa ha cominciato a diffondere i suoi veleni in giro per il mondo, Unicredit ha cancellato più di 50 miliardi di euro del proprio valore, da 85,5 ai meno di 35 di ieri. Come se nel buco nero del crac fossero sparite le intere Assicurazioni Generali. Nello stesso periodo Intesa Sanpaolo ha pagato un conto molto meno salato alla crisi, passando da 71 a 49 miliardi di capitalizzazione. Ed effettuando, benché in frenata, il clamoroso sorpasso: da seconda a prima banca italiana.
Alessandro Profumo, dopo qualche giorno di preoccupante silenzio, ha ieri fatto sentire la sua voce. Pochi concetti in due direzioni. La prima è che, di fronte a tale bufera, c’è poco da fare e da prevedere. La seconda è che il gruppo è solido e tranquillo. E la Borsa, nella sessione notturna, ha dato un segnale di fiducia, con un rialzo di quasi il 5%. Che contribuisce al nostro pronostico per oggi. I target di fine anno, dice Profumo, non sono confermabili: «Non posso assolutamente dirlo, vista l’evoluzione del mercato», ha detto il numero uno intercettato dai cronisti a Roma. E riferendosi, come si è appreso da fonti vicine al gruppo, all’utile previsto e non ai coefficienti patrimoniali (il cosiddetto Tier1), che vengono invece confermati, cercando di spazzare di nuovo via dal mercato la paura di un imminente aumento di capitale. Profumo ha anche parlato di liquidità («Anche se non dovessimo accedere al mercato fino alla fine dell’anno rimarremmo liquidi») e di Germania, dove il gruppo è molto forte («Le banche private tedesche sono coinvolte per 15 miliardi, il rischio eventuale dei privati è di 3 miliardi e noi abbiamo il 10%»).
A 2,6 euro, dove è rotolata ieri, Unicredit appare a molti analisti a forte sconto: l’utile atteso per la fine dell’anno, nella parte bassa delle previsioni, è comunque nell’ordine dei 6 miliardi. Non sono pochi. E a questi prezzi la cedola rende oltre il 10%. Mentre nessuna delle voci di aumento di capitale e di nuove forti svalutazioni ha trovato alcuna conferma. Il punto è che il mercato vede Unicredit, come ha ricordato ieri anche il Finacial Times on line, come «la prima vera banca europea». L’acquisizione del gruppo tedesco Hvb, in un mercato dove una grande banca (Hypo Re) è in difficoltà e altre hanno operato grandi svalutazioni, e la forte presenza in tutti i mercati dell’Est (a cominciare dalla Russia, finita in queste ultime settimane nella bufera più di tutti) rendono il gruppo meno protetto dalle difese delle banche domestiche italiane, guidate da Intesa Sanpaolo, che raccoglie in Italia l’83% dei suoi ricavi. E ieri in Borsa si scommetteva proprio su Intesa, vendendo Unicredit per sostituirla, nei portafogli, con la banca guidata da Corrado Passera. L’altro colosso del credito nazionale raccoglie i frutti di un modello di business meno aggressivo e internazionale, più costante e anticiclico. E, soprattutto, più di «sistema» e più politico. È entrata nel capitale della Telecom ed è stata l’advisor di Alitalia, per parlare solo delle due società più rappresentative. E c’è da scommettere che nel riassetto prossimo venturo della finanza nazionale svolgerà un ruolo di peso determinante.