Unicredit, si complica il caso polacco

Piazza Cordusio: «Contratti rispettati». Il titolo tocca i nuovi massimi e poi inverte la rotta (-1,37%)

Angelo Allegri

da Milano

Il governo polacco fa la voce grossa e spaventa la Borsa: il titolo Unicredit segna prima i nuovi massimi intraday a 5,88 euro e poi inverte la rotta a metà giornata arrivando a perdere quasi il 3% per chiudere con un calo dell’1,37%. A far scattare le vendite alcune dichiarazioni del ministro del Tesoro di Varsavia Andrzej Mikosz: non c’è nessuna intenzione di dare il via libera alla fusione dei due istituti Pekao e Bph, controllati rispettivamente da Piazza Cordusio e dalla tedesca Hvb, dice il ministro. Anzi: al momento della privatizzazione di Pekao Unicredit si impegnò a non acquistare concorrenti sul mercato interno. Di modifica degli accordi non si è mai parlato, prosegue Mikosz, e dunque la banca italiana ha tempo un mese per cedere Bph. Una lettera in questo senso sarebbe già stata inviata ad Alessandro Profumo e ai suoi. Unicredit risponde dicendo di prendere atto della posizione del ministro, di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e di ritenere di non aver violato alcuna disposizione contrattuale.
In tutti i casi il nodo polacco (Paese che rappresenta circa un terzo delle attività in Europa centrale) sembra aggrovigliarsi. Formalmente si aspetta la risposta dell’autorità competente, la Commissione per la supervisione delle banche (Knb) ma l’esecutivo sembra mettersi di traverso rispetto ai progetti di Profumo. In realtà secondo alcuni analisti polacchi spazi di mediazione esisterebbero ancora. Il governo di Varsavia starebbe negoziando una contropartita di peso per dare il via libera all’operazione. Prima di tutto un ruolo di primo piano, all’interno del supergruppo Unicredit-Hvb per la consociata locale. A Varsavia dovrebbero fare capo anche le attività in Ucraina e nei Paesi baltici, mentre a sua volta la Polonia dovrebbe rispondere direttamente alla sede centrale di Milano e non più come previsto, a Bank Austria-Creditanstalt.
La richiesta si scontra però con quella, esattamente opposta, proveniente da Vienna. La fondazione pubblica Avz e la rappresentanza dei dipendenti dell’istituto minacciano di bloccare ogni ipotesi che contempli una variazione degli accordi, che prevedevano che dall’Austria fossero coordinate le attività nei 16 Paesi dell’Europa orientale in cui il gruppo opera. A rafforzare la posizione dei contestatori è il complesso patto concluso dagli austriaci nel 2000, al momento dell’acquisizione da parte di Hvb. Un contratto che attribuirebbe alle parti viennesi coinvolte diffusi poteri di veto sulla nuova struttura del gruppo, almeno per quanto riguarda la parte dell’Europa centro-orientale.
Ieri intanto Profumo ha annunciato in una intervista la fusione di tutte le attività di investment banking del gruppo, con l’obiettivo di diventare uno dei primi operatori del settore, mentre sono da registrare le dimissioni di un altro dei (pochi) manager tedeschi rimasti al vertice della holding: a lasciare è stato Michael Kemmer, futuro risk manager del gruppo.