Unicredit, utili record e «stop» su Generali

da Milano

Alessandro Profumo era al settimo cielo, ieri, a Londra. Per Unicredit, la banca che dirige e che più di altre si identifica con il suo amministratore delegato, ha annunciato utili 2006 (il primo bilancio completo dopo la fusione con Hvb) per 5.448 milioni, in crescita del 61% e migliori delle attese degli analisti che ne aspettavano 5.355. Il dividendo proposto sale del 9% a 24 centesimi per le ordinarie e a 25,5 per le risparmio. In Borsa, una festa: il titolo ha chiuso con un più 4,8% a 7,13 euro, Con scambi per l’1,7% del capitale.
Per dare al mercato questi bei numeri Profumo non ha smentito l’immagine del banchiere sempre meno italiano e sempre più distaccato dalle partite del nostro Paese e dalla politica. Anzi, ha marcatamente consolidato tale posizione attraverso due scelte inequivocabili: quella della presentazione proprio a Londra e quella di un’intervista, uscita ieri, al Financial Times.
Non senza condire il tutto di qualche battuta «profumesca»: «A volte a casa mi ritrovo a parlare a mia moglie in inglese», ha detto per ricordare che quella è la lingua ufficiale dell’intero gruppo, e per poi concludere che Unicredit, che dopo la fusione con Hvb ha solo un quarto dei dipendenti e un terzo dei ricavi nella Penisola, «è un player italiano, ma non è vero che siamo una banca italiana».
Tricolore o no, il gruppo ha deciso di crescere ancora e, in proposito, ha messo in cantiere una delega ad aumentare il capitale fino a 1,050 milioni di nuove azioni: un potenziale che, ai prezzi di ieri, vale più di 7 miliardi. «Di sicuro si presenteranno occasioni. Chiederemo all’assemblea la possibilità di avere la stessa libertà degli altri player di scegliere se finanziare eventuali acquisizioni attraverso un aumento di capitale o generazione di cassa», ha spiegato Profumo. Sulle voci di interesse per Capitalia, «non sono in grado di giudicare se l’acquisto potrebbe creare valore ai soci di Unicredit - ha detto -: se l’ipotesi arriverà sul nostro tavolo potrò rispondere». Ma è l’estero che resta nel mirino: «Dobbiamo rafforzare la nostra presenza in Russia e cominciare a pensare cosa possiamo fare in mercati come India o Cina che stanno crescendo».
Il distacco di Profumo dalle partite di potere più tradizionali non ha impedito che a Londra venisse toccato anche il tema del futuro di Mediobanca (di cui Unicredit è il primo azionista nel patto di sindacato) e delle Generali (a loro volta controllate da Piazzetta Cuccia).
Sulla compagnia Profumo è stato chiaro: «Se qualcuno vuole far qualcosa deve passare da Mediobanca, in un modo o nell’altro bisogna chiedere a noi». Mentre su Mediobanca ha affermato che «è utile restare soci e anche per un certo periodo di tempo. E questo per il nostro portafoglio, non per questioni di prestigio».
Inoltre l’ad di Unicredit ha osservato di «essere d’accordo sull’introduzione del sistema duale, «purché sia realmente duale, cioè con molto chiaro il ruolo degli azionisti e quello dei manager». Una dichiarazione che fa il paio con la polemica aperta tempo fa sul sistema duale di Intesa Sanpaolo, criticato da Profumo.
In proposito, il patto di sindacato di Mediobanca si riunirà proprio oggi per dare al cda il mandato di verificare la fattibilità del «duale».