Unicredit vuole crescere in Cina e Usa

Il top banker: «Presto altre alleanze internazionali tra le banche europee»

Massimo Restelli

da Milano

L’intenzione di sedersi al tavolo del risiko bancario italiano rimane, ma nei prossimi mesi nella geografia internazionale di Unicredit potrebbe aggiungersi una «provincia» cinese. Un’area, insieme con quella degli Stati Uniti, dove il gruppo (più 3,19% il titolo in Piazza Affari complice la lusinghiera pagella di Jp Morgan) sta valutando «opportunità di acquisto» nel settore «della gestione del risparmio». A tracciare la rotta è l’amministratore delegato Alessandro Profumo aggiungendo come sia invece «presto» per valutare un’espansione della tradizionale attività bancaria sia su questi mercati sia in India. Anche perché in Cina un operatore straniero può controllare al massimo il 20% di una banca e, ha proseguito Profumo, «è un grosso punto interrogativo se sia opportuno impegnare miliardi di euro per avere un peso relativo». L’intenzione di fare shopping nel mondo dei fondi Usa e asiatici, invece, è concreto così da completare il ventaglio di offerta della controllata statunitense Pioneer.
A differenza della filosofia che ha indotto Banca Intesa a cedere gran parte di Nextra agli alleati del Crédit Agricole, Unicredit continuerà quindi a comprare all’estero per rafforzare in autonomia la propria Sgr: considerando l’integrazione con l’asset management di Hvb, Pioneer figura già nelle prime posizioni in Europa (280 miliardi di masse in gestione).
In Cina il modello da seguire è quello delle Assicurazioni Generali che «sono state bravissime», ha riconosciuto Profumo indicando per l’ingresso nel Paese l’alternativa di vendere prodotti Pioneer tramite una banca locale o di stringere «una partnership con un asset manager cinese». Un progetto ambizioso ma dal palco dell’American Chamber of Commerce in Italy, il banchiere ha ricordato come anche quando Unicredit ha acquistato Pioneer fosse guardata «con sufficienza, come lo sarebbe oggi un marocchino che si comprasse Armani». A un anno dalla fusione con Hvb, Piazza Cordusio guarda però anche alla Penisola dove «c’è ancora spazio di consolidamento domestico per le grandi banche italiane», ha detto Profumo sottolineando la «fortuna di aver avuto sempre degli azionisti come le Fondazioni» e preannunciando che altre concorrenti stanno «ragionando in modo fattivo» su aggregazioni transfrontaliere.
Tra gli obiettivi del gruppo, che ha ceduto per 40 milioni (di cui 23 milioni di plusvalenza) la controllata Banque Monegasque de Gestion a Efg International, c’è una maggiore presenza in Germania. Dove prosegue il corteggiamento per assorbire tramite Hvb il centinaio di sportelli messi sul mercato da Norisbank.