Un'Inter travolgente agguanta la Roma La Juve resta in scia, suicidio Milan

I nerazzurri ritrovano il gioco e liquidano la Samp. I giallorossi senza Totti <a href="/a.pic1?ID=209072" target="_blank"><strong>fanno pari a Firenze</strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=209081"><strong><font color="#ff6600">La Juve stende la Reggina</font></strong></a>. Il Milan<strong> </strong><a href="/a.pic1?ID=209080" target="_blank"><strong>fa harakiri a Palermo</strong></a>

Milano - Tutti dietro al magico sinistro di Ibra. Gli interisti si divertiranno, gli amanti del calcio pure. Inter di nuovo in testa alla classifica, una mano gliel’ha data anche Mutu da Firenze, guarda caso un ex rimasto in buoni rapporti. Saranno segni delle stelle e del destino, ma questo mercoledì di campionato ha messo la ciliegina sulla festa di colori e sapori che andrà in onda sabato pomeriggio a Roma. L’Inter è tornata a correre, Ibra ha pensato al resto: devastata la Sampdoria, messa a soqquadro una difesa incapace di reggere all’urto di questo panzer d’acciaio fuso nell’oro calcistico. Con uno squalo di quel genere ad aprir la strada, due gol per salire in testa alla classifica dei cannonieri insieme a Trezeguet, anche la squadra ha trovato tutto più facile.

C’è stata gloria per tanti, tre gol e qualcuno mancato. Oggi l’Inter ha gli stessi punti in classifica dell’anno passato. Che dire? Che pensare?

Pioggia, umido, fresco, per la gente nerazzurra sono stati elisir rigenerante. Squadra molto più tonica, veloce nel correre e nel recuperare, più riflessi e miglior scattare: la condizione sta salendo. La Sampdoria forse ha messo del suo: un po’ fragilina, soprattutto in attacco. Subito in affanno difensivo quando l’Inter ha capito come attaccarla. Mancini ha riprovato la coppia Ibra-Crespo, comunque la più affidabile della compagnia. Si è divertito a far la parte del Pinocchio annunciando che avrebbero giocato di certo anche Burdisso e Stankovic. Niente male, se non per la bugia, perché quelli in campo hanno dimostrato che la squadra era ben assortita. Cesar sulla sinistra è un bel punto d’appoggio per tutti e pazienza se, alla fine del primo tempo, ha sbagliato la conclusione che sarebbe valsa il 2-0.

Figo è partito con il fare del protagonista, peccato abbia imbroccato un passaggio (occasione gol per Dacourt) in venti minuti e i suoi corner siano finiti nel museo degli errori. Poi si è adattato all’idea del corista. Lasciando spazio a uno per tutti: appunto Ibrahimovic. Lo svedesone per venti minuti ha guardato, il suo centrocampo ha lavorato duro, massaggiato ai fianchi gli avversari, il gioco dell’Inter si è fatto corposo e più rombante. Azioni piene di voglie, ma senza il pepe finale che Ibra ci ha messo dopo 23 minuti quando la sua macchina da guerra si è scaldata e scatenata.

Ed è stato subito gol, a modo suo: scuotendo la difesa avversaria, calpestando ogni ostacolo. Azione da calcio spettacolo. Figo finalmente si illumina, Crespo fa l’uomo assist (ieri sera la sua parte migliore: vedi il gol di Figo)) con una finta per il piede di Ibra. Tre uomini in croce e Ibrahimovic scarica quel pallone che sarà il duecentesimo della storia interista scaraventato nella porta della Sampdoria dal 1947 ad oggi: i primi due li segnarono Zapirain e Campetelli.

Aperto il varco, l’Inter ha trovato la corrente favorevole e non l’ha mollata più. La Samp si è fatta piccola, piccola: il centrocampo è stato lentamente sotterrato dal vispo giocare nerazzurro. Crespo e Cesar hanno sciupato qualcosa ed allora, dopo quattro minuti della ripresa, Ibra ha lasciato il segno del potere. Tuonante come sanno esserlo solo i campioni, ha riscaldato lo stadio e i preoccupati cuori interisti strappando tutte le reti di protezione altrui. Limite d’area, due finte per sbarazzarsi di tre uomini ed ancora una scarica elettrica dal sinistro ad incenerire tutti. Aveva ragione Zico quando diceva che Ibra segna gol da campione.

L’Inter ha ringraziato ed ha continuato a correre verso la testa della classifica. La Samp ha proposto il suo orsetto portafortuna, al secolo Cassano, ma il pubblico di San Siro lo ha accolto con una bella scarica di fischi. Per il vero, il re dei folletti poco ha potuto: a quel punto la partita era già chiusa. E Figo glielo ha confermato infilandosi in area, servito dall’assist di Crespo, per sventolare uno dei suoi rari gol in nerazzurro. Contenti tutti, figuratevi Moratti che, alla fine, ha visto in campo anche Adriano e Pelè. E per un niente non ha visto la rete di Maxwell, ultimo a chiudere partita e voglia di gol di questa Inter che ha rispolverato trombe e fanfare.