Unione in caduta libera nei sondaggi E gli alleati si smarcano dal premier

Margherita e Ds temono che il dissenso verso Prodi si traduca in un calo di voti per loro

Gian Maria De Francesco

da Roma

Perché il segretario dei Ds, Piero Fassino, ieri ha sentito il bisogno di sbandierare dinanzi ai piccoli imprenditori milanesi che la cosiddetta «fase due» si articolerà in cinque punti? Perché il presidente della Margherita, Francesco Rutelli, ha presentato un documento sulle liberalizzazioni senza consultare i suoi alleati? Perché le contestazioni di Mirafiori e di Bologna stanno inducendo i due azionisti di maggioranza del Partito democratico a ripensare le strategie?
La risposta è semplice: il calo di consensi del governo Prodi certificato dai sondaggi. Il dato non è di poco conto perché nella storia repubblicana non si era mai vista un’ondata di malcontento così generalizzata. Una situazione che potrebbe tradursi in un pesante rovescio di Ds e Margherita alle amministrative di primavera se non si adottassero adeguate contromisure. Un calo che potrebbe essere aggravato dal fatto che il Professore non ha un proprio partito alle spalle. La progressiva divergenza tra segreterie e governo sta proprio in questo correre ai ripari dalla frana testimoniata dai sondaggi.
Settembre difficile. È Ballarò del 26 settembre a certificare in maniera ufficiale la fine di una «luna di miele» mai iniziata. Un’inchiesta condotta dalla Ipsos testimonia che il 48% degli italiani ha un giudizio negativo dell’azione del governo Prodi. Più di un intervistato su cinque (21%) ritiene l’indulto il peggior provvedimento. Solo il 13%, invece, considera il decreto Bersani il miglior prodotto dell’esecutivo. Sempre secondo il sondaggio Ipsos, il 33% degli elettori dell’Unione e il 77% di quelli della Cdl ha giudicato negativo il comportamento di Prodi nell’affaire Telecom. E di tasse e di Finanziaria non si è ancora iniziato a parlare.
Finanziaria bocciata. La manovra viene presentata agli inizi di ottobre. Gli italiani comprendono subito che l’asse portante sono le imposte mentre i risparmi di spesa sono ipotetici. È il Sole 24 Ore il 5 ottobre a pubblicare un sondaggio di Ipr Marketing nel quale si attesta che il 48% degli intervistati ritiene la legge di bilancio iniqua a fronte del 33% che la ritiene equa. L’inchiesta preconizza la manifestazione del 2 dicembre: il 45% si dichiara disposto a scendere in piazza (77% degli elettori di centrodestra). Il 7 ottobre il Giornale offre un quadro ancora più chiaro. Uno studio condotto da Arnaldo Ferrari Nasi evidenzia che il 63,4% degli italiani non ha fiducia nel governo Prodi: tasse, ticket, indulto e caso Telecom hanno determinato il giudizio negativo. Tre giorni dopo il Corriere ha affidato alla Ispo di Renato Mannheimer il compito di monitorare il campo: il 44% degli intervistati ritiene che la manovra danneggerà il Paese. La riforma fiscale del governo Berlusconi aveva ottenuto meno critiche.
Macigni. Ma è una serie di sondaggi sfavorevoli a pesare come un macigno sul futuro dell’azione di governo. Il 19 ottobre è Ipr Marketing a certificare per Repubblica che il gradimento del governo è sceso dal 63% del 12 luglio al 45% del 17 ottobre, mentre contestualmente gli sfiduciati sono saliti dal 36 al 52 per cento. Solo il ministro degli Esteri D’Alema riesce al imitare i danni di immagine. Il 15 novembre sul Corriere Ispo attesta che il gradimento del governo è al 32% dal 44% di luglio. Il 63% del campione ne giudica negativamente l’operato. Pochi giorni dopo è Unicab per La7 a testimoniare che oltre il 56% degli italiani voterebbe per il centrodestra, mentre il 7 dicembre sempre Ipr su Repubblica ha dimostrato che, pur in un sistema a tre coalizioni, l’attuale opposizione sarebbe maggioranza con il 40% dei voti.
Caduta storica. «Prodi è un leader senza partito - spiega Carlo Buttaroni di Unicab - e questo non gli dà la forza necessaria nell’opinione pubblica. Se a questo aggiungiamo che la manovra ha un deficit progettuale e che Ds e Margherita sono confusi sui percorsi futuri, si ha una caduta di gradimento che mai si era registrata prima». Alessandra Ghisleri legge i dati in maniera differente. «Prodi con le contestazioni paga in prima persona - afferma - mentre Ds e Margherita solo di riflesso. L’aver puntato su argomenti economici verso i quali la gente spesso non è sensibile senza spiegarli ha creato scontento e disaffezione nell’elettorato e spiega i risultati dei sondaggi dove gli indecisi sulle intenzioni di voto sono tornati ad aumentare». Basterà accontentare l’elettorato deluso con retromarce in Finanziaria su precari, ricerca e sicurezza e puntare, come vogliono Fassino e Rutelli, sulla «fase due»? «Trattare è corretto - dice Buttaroni - ma se si tratta troppo si perde la linea». Per Ghisleri «la strategia paga solo quando i risultati sono immediati ma su argomenti economici i benefici si vedono sempre nel lungo periodo. Poi il riconteggio delle schede riporta le persone indietro alle elezioni e la memoria delle contrapposizioni rende tutto più difficile». Riguadagnare consensi non sarà una passeggiata.