Unione in crisi, Mastella sfiducia Di Pietro

Marianna Bartoccelli

da Roma

Ci ha provato subito ieri sera il premier Prodi a mediare nel nuovo scontro esploso tra il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro e il Guardasigilli Clemente Mastella. Ma il gruppo dell’Udeur del Senato garantisce che oggi sul tavolo Prodi si troverà una mozione di sfiducia nei confronti dell’ex Pm firmata dal capogruppo al Senato, Tommaso Barbato. «La misura è colma, vedrete che saranno in tanti i senatori che ci seguiranno», annunciava ieri sera subito dopo la sospensione dei lavori causata dal fatto che il governo andava in minoranza per colpa di un partito della maggioranza. «La sfiducia dell’Udeur verso Di Pietro mette il governo in una stato di precrisi proprio alla vigilia della finanziaria», è stato l’immediato commento dell’ex ministro Udc Carlo Giovanardi.
La situazione è esplosa dopo una giornata di votazioni bipartisan preventivate che facevano dichiarare al senatore dell’Udc, Francesco D’Onofrio che entro oggi la riforma Mastella sarebbe stata approvata definitivamente. Ma la tranquilla seduta di ieri si è trasformata ad un tratto «nell’ennesima prova che il governo Prodi non ha maggioranza al Senato», come ha sottolineato con evidente soddisfazione l’ex ministro alla Giustizia Roberto Castelli, la cui riforma viene spezzettata dal nuovo governo.
L’inghippo è nato sull’emendamento all’articolo 5, che prevede l’entrata in vigore della legge Mastella all’indomani della pubblicazione della legge. La bocciatura, 154 no e 153 sì, avrà come effetto immediato che continuerà, sino a quindici giorni dopo la pubblicazione, ad avere effetto la legge Castelli. Il che significa che entro il 28 ottobre i magistrati dovranno scegliere se accedere alla carriera inquirente o a quella giudicante. E proprio su questo l’Anm ha minacciato lo sciopero se la norma non viene sospesa.
Ma al di là dei termini tecnici, sui quali secondo alcuni senatori dell’Unione come Alberto Maritati, non ci saranno conseguenze gravi visto che si tratterà soltanto di spostare tutto di quindici giorni, l’astensione dei tre dell’Idv è uno smacco per tutta la maggioranza. La rabbia non è soltanto di Mastella ma anche di molti senatori dell’Unione che hanno mediato a lungo con l’opposizione per portare a casa il provvedimento. A spiegare il perché di questo gesto prova Nello Formisano, dell’Idv, che è anche presidente del gruppo misto che raccoglie i piccoli partiti, Udeur compresa: «La nostra astensione è stata una tecnica parlamentare per dimostrare il nostro disappunto dopo che ci è stato impedito di votare su tre emendamenti a mia firma predisposti sull’articolo 4. Ma è una votazione che non inficia nulla».
Ovvia la reazione dell’opposizione. «Sì mi aspettavo che andasse sotto» ha commentato il leader della Cdl Silvio Berlusconi riferendosi al centrosinistra. «Ho parlato di implosione della maggioranza - ha aggiunto - che può essere su singoli punti come è successo oggi, o può essere un’implosione definitiva». «Una maggioranza coesa, compatta, graniticamente schierata a difesa di tutte le sue componenti, che dimostra che l’opposizione dice sempre e solo bugie...» è l’ironico commento del leader di An Gianfranco Fini. «Quanto è successo - replica Fabrizio Cicchitto vicecoordinatore di Forza Italia - dovrebbe servire a far prendere pienamente coscienza a Prodi che ogni votazione in quel ramo del Parlamento assomiglia a una roulette russa per il governo».
Esulta il «padre» della riforma che si vuole mandare in parte in pensione, l’ex Guardasigilli Roberto Castelli: «Non avrei mai pensato che Di Pietro potesse diventare un mio alleato. E ora che con questo voto si impedisce di fatto il blocco della mia riforma, tutti gli effetti dell’ordinamento giudiziario entreranno in vigore. Una volta che questo avverrà cadranno tutte le bugie e le catastrofi pronosticate da certe correnti e saranno invece dimostrati gli effetti positivi della riforma», risponde smentendo così il senatore dell’Idv Formisano che a questa norma non dà particolare valore. Va giù duro contro l’atteggiamento degli alleati di maggioranza anche Massimo Brutti, responsabile giustizia dei Ds: «Quella dell’Idv appare una scelta sbagliata e non comprensibile». «Entra in vigore la parte peggiore della riforma», replica anche il capogruppo dei Ds al Senato, Anna Finocchiaro.