Unione disperata: campagna acquisti al Senato

da Roma

Raccontano che ieri mattina, quando si son visti i capigruppo della maggioranza ormai in crisi, il rifondarolo Gennaro Migliore abbia così apostrofato il mastelliano Mauro Fabris: «E allora? La menate da mesi coi vostri contatti al Senato, e ancora non si vede un acquisto?» L’altro gli ha risposto per le rime: «Però denunciavate le manovre centriste, vi scandalizzavate per il calcio mercato, e ora ci fate fretta? Ma che t’aspetti, se non riuscite a governare i vostri! Mandate tre segretari a sfilare a Vicenza, e poi ti meravigli se Turigliatto vota contro? Spiacente, ma scordati che noi si vada a cercar l’acqua mentre voi la pisciate dal fondo della botte. Se vi date da fare voi, possiamo fare qualcosa noi». Pino Sgobio, il collega comunista, gli ha dato ragione esortando il primo: «Gennà, lascia perdere che è meglio».
Meglio? Il meglio non esiste quando si è alla canna del gas; e che la sinistra, anzi l’intero centrosinistra, ora rimpianga le aperture e le esortazioni del leader di Ceppaloni, lo dimostrano le pubbliche dichiarazioni a tv ed agenzie subito dopo. Lo stesso Migliore: «Ben vengano» i nuovi acquisti, «se daranno maggiore stabilità al paese. Noi siamo favorevoli al rafforzamento del governo Prodi anche con alcune aggiunte eventuali sulla base di questo programma».
Addirittura i Ds, per voce del coordinatore Maurizio Migliavacca: «Se la maggioranza dà prova di compattezza e coesione, penso si possa e si debba verificare il possibile allargamento ad altri singoli parlamentari». Pensate che la Margherita sia da meno? Eccoti il coordinatore dell’esecutivo, Antonello Soro: «Bisogna dare vita a una nuova fase di questo governo anche con un consenso più largo in Parlamento, con chi può condividerne l’azione innovativa».
Era immaginabile un’apertura del foro boario, meno ufficiale di questa? Il guaio per l’Unione è che il via libera ai sensali, sia venuto nel peggior periodo di vacche magre che la seconda repubblica abbia mai visto. Siamo seri, chi è quel pazzo senatore che dal centrodestra decide di passare all’avversario per sostenere un governo che se non cadavere è quanto meno moribondo?
Eppure, potenza del libero mercato, qualche vacca da inseguire c’è sempre, nella prateria della politica nostrana. «Anche un solo senatore, in questi giorni vale oro», confida Nuccio Cusumano che è il presidio dell’Udeur al Senato, e che a tutto è aperto meno che ad un governo «tecnico» o «istituzionale», fosse anche Franco Marini a presiederlo: «Un governo tra Ds e Forza Italia per fotterci con una riforma elettorale se lo scordano, sarebbe un vero e proprio inciucio».
È magro il mercato, ma in grande attività. Si stan lavorando ai fianchi Antonio Gentile, senatore calabrese forzista, che par resistere. Così Cosimo Izzo, azzurro campano. È andata in fumo la trattativa con Raffaele Lombardo, l’autonomista siciliano che ha due senatori, perché chiede troppe cose - il ponte di Messina, la Tav isolana, il proporzionale con le preferenze, la fiscalità compensativa, no ai pacs e via così sino alla luna - e perché in realtà s’è convinto che Prodi è ormai negli archivi della storia, dunque vuol trattare col prossimo. Così i sensali han cercato di sfilargli un senatore, Ferruccio Saro che da tempo è scontento di Berlusconi e del centrodestra, e nel pomeriggio sembrava fatta. Ma a sera lo han ripreso, e Saro ha dettato una nota formale: «Smentisco qualsiasi illazione su possibili sostegni aggiuntivi al governo Prodi».
Ci son pure vacche di rango però, da corteggiare adeguatamente. Con Marco Follini ieri ha colloquiato Francesco Rutelli in persona, e se Harry Potter ieri è uscito dal Quirinale senza dir nulla, vien letto come un segnale di trattative in corso. Par che Follini possa portare con sé un senatore rimasto nell’Udc, ma qual è il prezzo? Se è politico, quel «nuovo» centrosinistra agognato, sarà indigesto per la sinistra radicale seppure pentita e affamata. Ad ogni buon conto, e per vellicare l’ex dipietrista Sergio De Gregorio nonché la Dc di Gianfranco Rotondi, oggi Mastella dirà dopo l’incontro col presidente Napolitano che l’Unione deve abbandonare la legge sui pacs.
Napolitano è stato chiaro, con Prodi: l’Unione al Senato, deve avere almeno un voto in più, senza contare i senatori a vita. Ora sono 156 contro 158. Sembran poche, due vacche da far traghettare. Ma se il fiume ha già rotto gli argini, son troppe.