Unione e sindacati si spezzano sulla flessibilità

da Roma

Il governo Prodi è ancora in mente dei, e già arrivano le prime grane. Una di queste, destinata a esplodere prestissimo, si chiama legge Biagi. Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, grande elettore del centrosinistra con i suoi cinque milioni e mezzo d’iscritti, reclama «l’abolizione della legge 30» a poche ore dal voto. I Cub, Comitati unitari di base, arrivano addirittura a minacciare il Professore: «La mancata totale abrogazione della legge 30 e del pacchetto Treu - secondo il coordinatore nazionale dei Cub Pierpaolo Leonardi - segnerebbe negativamente e irrimediabilmente la sorte del nuovo Governo». Per Giorgio Cremaschi, segretario dei metalmeccanici ed esponente della sinistra Cgil, la Biagi «è peggio del Cpe francese». L’intero mondo produttivo, dalla Confindustria alla Confcommercio, agli artigiani, ma anche Cisl e Uil però frenano. «Se la Cgil pensa di dialogare partendo dall’assunto che la Biagi va cancellata, la concertazione non farà neppure un metro di strada», avverte il segretario della Uil Luigi Angeletti. «Posizioni come quella della Cgil - aggiunge il neo segretario della Cisl Raffaele Bonanni - non favoriscono il dialogo. Epifani sia più coraggioso».
La Cgil resta dunque sola nella battaglia contro la Biagi. Cisl e Uil prendono le distanze, mentre il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo avverte che l’oltranzismo sulla legge Biagi potrebbe avere ripercussioni non solo sulla ripresa della concertazione, ma sugli stessi contratti di lavoro. «La questione è prematura. Epifani - spiega Calearo - sta facendo il politico più che il sindacalista, mentre in un momento così delicato ognuno dovrebbe fare il suo mestiere. La Biagi è una buona legge, cancellarla è una proposta politica e non una richiesta sindacale». All’indomani delle elezioni, la Confindustria aveva affermato con forza che «è fondamentale la conferma e il completamento della legge Biagi». Dello stesso avviso Confcommercio e Cna. La competitività passa attraverso la flessibilità, osserva l’organizzazione dei commercianti. «Parlare di abolizione - afferma la Confederazione dell’artigianato - è una sciocchezza».
Ma anche all’interno del centrosinistra, Epifani trova finora scarso appoggio. Sa di poter contare su Rifondazione che non nasconde la volontà di cancellarla (Paolo Ferrero, responsabile economia del Prc, spiega: «Epifani ha completamente ragione e deve far valere la sua posizione nel rapporto col Governo Prodi»), sui Comunisti italiani, sui Verdi che con Paolo Cento ribadiscono che «il programma dell’Unione è chiaro sulla necessità di superare la legge Biagi ma siamo d’accordo con Epifani: abrogarla è atto di civiltà». Uno schieramento che non rappresenta certo la maggioranza del centrosinistra. E infatti Tiziano Treu (Margherita) ricorda che l’abolizione della Biagi non è prevista nel programma di governo: «Il programma è stato discusso a lungo e siamo riusciti a trovare una soluzione che rappresenta un equilibrio secondo giusto». Equilibrio che non sarà facile mantenere, tanto che Daniele Capezzone, radicale della Rosa nel pugno, avverte l’Unione che «l’eliminazione secca della legge sarebbe un clamoroso errore».