Unione nell’angolo, ora punta su Napolitano

L’ex presidente della Camera: «Mi hanno telefonato i leader, sono disponibile»

Laura Cesaretti

da Roma

Il centrosinistra fa la mossa e toglie dal campo il suo nome più ingombrante, quello di Massimo D’Alema. E offre al voto di oggi del Parlamento in seduta comune la candidatura di un altro esponente ds: Giorgio Napolitano. Il quale fa sapere di starci: «Sono stato avvertito dagli esponenti dell'Unione che si stava lavorando su questa ipotesi e mi è stata chiesta la disponibilità. Ho dato loro risposta positiva nell'interesse di uno sbocco costruttivo nella ricerca in corso per l'elezione del presidente». A telefonargli, aggiunge, è stato D’Alema in persona.
Al termine di una giornata confusa, frenetica e blindatissima, durante la quale si sono susseguiti incontri dei leader dell’Ulivo (Prodi con Ds e Margherita, e gli altri tutti tagliati fuori) e summit con i rappresentanti del centrodestra, le telescriventi battono un secco comunicato partito dal quartier generale prodiano di Santi Apostoli: «Raccogliendo la disponibilità espressa dalla delegazione composta dall'on. Pier Ferdinando Casini, dall'on. Gianfranco Fini e dal dottor Gianni Letta di far convergere i voti dei partiti da loro rappresentati su una personalità del centrosinistra e di forte profilo istituzionale, Romano Prodi e i leader dei partiti dell'Unione, d'intesa con Massimo D'Alema, hanno deciso di proporre la candidatura alla presidenza della Repubblica del senatore a vita Giorgio Napolitano, già presidente della Camera dei Deputati».
Ora la palla è stata rilanciata nel campo della Casa delle libertà e di Berlusconi, che dovranno rispondere. E se arrivasse un via libera ufficiale già oggi pomeriggio, un nuovo presidente della Repubblica, il primo ad arrivare dalla storia del Partito comunista italiano, potrebbe essere eletto al primo scrutinio. Ma i primi segnali che arrivano dalla Cdl sono assai poco incoraggianti.
Massimo D’Alema fa dunque -apparentemente - un nuovo passo indietro, dopo una lunga e difficile partita giocata a viso aperto, che si è spinta fino all’offerta di una «carta programmatica» di garanzie proposte al centrodestra attraverso l’intervista rilasciata da Piero Fassino al Foglio di Giuliano Ferrara. Ma l’orgoglio della Quercia è salvo, perchè il candidato ufficiale dell’Unione è comunque espressione del partito azionista di maggioranza della coalizione, e finora tagliato fuori dal risiko istituzionale della legislatura. E la partita potrebbe ancora riaprirsi.
Sul nome del senatore a vita, assicuravano in casa ds, potrebbero arrivare «ampi consensi». A cominciare da An: Gianfranco Fini, incontrando pochi giorni fa il dalemiano Peppino Caldarola alla Camera, gli ha fatto più o meno questo ragionamento: «A me è chiaro che l’elezione di D’Alema avrebbe un significato positivo, perché vorrebbe dire che la guerra è finita. Ma non posso votare il capo dell’esercito avversario». Il capo no, «ma un generale della riserva sì», dice Caldarola.
Ma a sera, quando la scelta di Napolitano non era ancora stata ufficializzata né erano arrivati i primi segnali negativi da destra, dai piani alti della Margherita arrivava una messa in guardia: certo, si faceva notare, la Quercia «si è convinta che non poteva più andare al muro contro muro» su D’Alema e ha deciso di avanzare una ipotesi subordinata, che rendesse manifesto che non sono accettabili veti della Cdl sul partito dei ds. Mentre nel frattempo erano stati bruciati, grazie alla «rosa» offerta da Casini, Fini e Letta tutti i possibili antagonisti di D’Alema: Amato, Marini, Monti. Dunque Fassino e il presidente della Quercia hanno proposto a Prodi e alla coalizione l’ipotesi Napolitano, sulla quale cercare la convergenza del centrodestra: «Ma può darsi che questa ipotesi non abbia margini di successo - dicono in casa Dl - e se Berlusconi non ci sta allora si ragionerà sulla mossa successiva». Perplessità anche dalla Rosa nel pugno. Spiega Emma Bonino: «Siamo abbastanza sorpresi. Abbiamo appreso il nome di Napolitano dalle agenzie di stampa. Non mi voglio esprimere su Napolitano, non so cosa sia successo oggi, ma sul metodo non ci siamo. Domani mattina (oggi, ndr) faremo le nostre riflessioni. È una candidatura dell'Ulivo, non dell'Unione».
Quale possa essere la «mossa successiva» lo dice chiaro il verde Paolo Cento: «Se arrivano resistenze su Napolitano, si torna necessariamente a D’Alema». E lo stesso ragionamento se lo è sentito fare chi ha avuto modo di parlare ieri pomeriggio con il grande escluso della partita, Giuliano Amato, convinto che Berlusconi si sarebbe messo di traverso riaprendo la strada al «cavallo» più forte dell’Unione.
Per tutta la giornata di ieri è continuato un frenetico carosello di incontri e riunioni nella Quercia e nell’Ulivo, interrotte solo dal summit con Fini, Casini e Letta. Al quale hanno partecipato anche Fassino e Rutelli, commissariando di fatto l’«ambasciatore» indicato da Prodi, Ricky Levi, autore sabato della «gaffe» del comunicato sui «candidati» del centrosinistra respinti dalla Cdl che ha alimentato nuovi sospetti e contrasti nell’Unione. Alle undici di ieri sera Prodi, Rutelli e Fassino erano di nuovo riuniti a Santi Apostoli per discutere dei possibili sviluppi. Ma le scelte vere matureranno solo oggi, ad urne quasi aperte.