Unione, Prodi frena ancora sul partito unico

Il Professore invita gli alleati alla cautela e attacca su devoluzione e par condicio. Rutelli: «Impensabile che la Margherita entri nel Pse»

da Roma

Niente partito unico, almeno per ora. «La strada è lunga e si deve fare un passo alla volta - avverte Romano Prodi -. E poi bisogna porsi gli obbiettivi ai quali è possibile arrivare oggi. Prima di lanciare un’auto a 200 all’ora, occorre revisionare il motore e imbullonarlo bene». Altrimenti si rischia di cappottare, come dimostrano le parole di Francesco Rutelli: «È impensabile che la Margherita entri nel Pse». Quanto a un futuribile partito democratico, il presidente Dl fissa tre condizioni. Primo, rinnovo delle alleanze internazionali. Secondo, pluralismo culturale: «Sulla fecondazione assistita nella Margherita c’erano opinioni diverse mentre a sinistra solo laicismo quasi ideologico». Terzo, estendere la cultura della autonomie pure al sindacato: «Basta con le vecchie cinghie di trasmissione».
Questo il clima. Quindi niente fughe in avanti, insiste il Professore dalla Catalogna, e finiamola con questo dibattito su un futuro ancora molto lontano. Sbagliata pure la caccia alle icone progressiste, sport rilanciato da Piero Fassino. «Io non sono nè Zapatero nè Blair nè nessun altro, sono Romano Prodi. Io prendo da tutti e non prendo da nessuno in particolare, non ho modelli e trovo errato rifarsi ad altre esperienze, perchè ogni Paese ha la sua diversa identità».
No dunque al partito unico. Quello che si può fare adesso, spiega, «è un lavoro serio per arrivare a un gruppo parlamentare comune», primo gradino verso una federazione di partiti. «Federador», così lo definisce infatti il quotidiano di Barcellona La Vanguardia. «È giusto, perchè dieci anni fa io sono entrato in politica con questa proposta, per essere il punto di convergenza». Prodi, «uomo senza partito», non ha paura di restare a spasso con la nuova legge elettorale proporzionale. «Alla Camera ci sarà una lista unitaria dell’Ulivo, che rappresenterà il nucleo della coalizione: la decisione è stata presa, il problema è superato. Io sarò candidato in quella lista. Insomma, non sono un disoccupato». Al Senato invece i giochi sono ancora aperti: «Stiamo studiando la legge e le strategie conseguenti, bisognerà tener conto delle bizzarie del testo e del premio di maggioranza. E siccome per Palazzo Madama ci sarà un sistema diverso di tipo regionale, le nostre liste saranno differenti regione per regione». Ma Ciampi firmerà la riforma? Prodi non si sbilancia: «Non so quale sarà l’atteggiamento del presidente della Repubblica perchè ci sono discussioni profonde sulla possibile incostituzionalità. Nei prossimi giorni vedremo cosa sarà deciso. Al Senato faremo la nostra opposizione ma, visto che non ci sono voti segreti, è difficile prevedere cambiamenti alle legge. Speriamo comunque nella Provvidenza».
Intanto la campagna elettorale è già partita. Il Professore dice di non temere l’offensiva mediatica del Cavaliere e lo attacca frontalmente sulla par condicio: «Faccia tutte le trasmissioni televisive che vuole, tanto quattro milioni di persone a votare non glieli portano. Anche Berlusconi aveva lanciato le primarie del centrodestra, poi non le ha più convocate perchè non può pensare di mettere a rischio il suo primato. Dopo il nostro successo, ha avuto una reazione disorientata. I media sono importanti, ma bisogna parlare alle gente, non bastano gli spot».