UN’UNIONE DI SCHEDATI

Vannino Chiti fa la conta per conto di Romano Prodi convocando i compagni ad uno ad uno: «Sarai tu fedele alla coalizione, o dobbiamo passare alle maniere forti?». Il compagno sussurra il suo sì, ma dalla quantità di fiato che emette e dalle pieghe del sorriso (tirato, falsetto, imbarazzato) Chiti si fa un’idea. Poi va da Prodi a dirgli: sono quattro (o sei, o due, o sette) a non contarmela giusta. E Prodi: tiro fuori il tavolino a tre zampe e il piattino per stare tranquilli? E Chiti: facciamo le persone serie: bisogna che tu affronti i seguenti senatori. E gli porge l'elenco. E così qualche ora prima di votare il rifinanziamento delle missioni all’estero, Afghanistan incluso, il Senato della Repubblica, o almeno quello che una volta fu il Senato, saprà se potrà votare come si vota nei Paesi normali o come nell’unica democrazia ammanettata, quella italiana.
Che sia una democrazia tendenzialmente poliziesca gli italiani se ne stanno accorgendo con i dettagli del famoso decreto contro l’evasione fiscale: da adesso lo Stato governato dai comunisti (veri, orgogliosi comunisti che chiamano senza ridere se stessi comunisti benché siano nel XXI secolo) vuole sapere chi va dal ginecologo e perché, chi va dallo psichiatra e perché, si farà i fatti di tutti, dalle carie dentarie alle scappatelle coniugali per poi versare tutto su un grande database, uno schedatore computerizzato che funzionerà appaiato al Grande Procuratore delle intercettazioni autorizzate in bianco e usate per fare a pezzi la privacy (il cui garante ha già bocciato il decreto) e le libertà civili. Gli italiani stanno diventando un popolo di schedati e di intimiditi, mentre i giornali, quelli che contano, sono sempre più omologhi, analoghi e inutili, le televisioni più allineate di prima e il Parlamento ridotto ai minimi termini. Se c'è da avere paura? Ditelo voi. Quanto al Parlamento: per quel che riguarda la Camera non c’è problema perché grazie alla legge fatta da quei coglioni di noi liberali (chi scrive incluso) la maggioranza fantasma gode di un bonus di ottanta deputati esenti da voto popolare, così come ne sono esenti i senatori a vita che, pur sapendo di non rappresentare nessuno, sostengono un governo che non ha braccia né gambe. E ora siamo a questa novità ultima: la maggioranza scheda se stessa, si origlia da sola, si tradisce giurandosi eterna fedeltà e, secondo quel che dirà Prodi dopo aver consultato l’oroscopo e i nastri registrati, il Senato sarà chiamato a votare la legge oppure la fiducia. È uno scandalo che dovrebbe muovere le masse e portarle davanti al Parlamento a Roma, ma nessuno si muove perché l’Italia è così.
Il Senato è dunque prigioniero e il governo, governa per decreti legge violando il dettato della Costituzione, oppure pone la fiducia o abbina le due forzature ponendo la fiducia sui decreti legge.
Tutti sanno che così non può andare avanti a meno che non voglia arrivare a consumare un vero colpo di Stato contro il Parlamento e nella casa della disunione tutti fanno pronostici, conti, e conti alla rovescia. Il Presidente Napolitano non concederà nuove elezioni neanche sotto tortura se per caso il governo cadesse, ma non si vedono soluzioni: infatti non prende quota la grande coalizione alla tedesca e sono crollate le probabilità di imbarcare qualche transfuga. Dunque, è solo questione di tempo, dicono sia a destra che a sinistra mentre si fa strada l'idea che, finita l'estate e arrivati alla finanziaria, questo governo cadrà e che sarà meglio per tutti. Ma tornando all'oggi se c’è qualcosa di cui non gode, il governo, è proprio la fiducia che si ostina a chiedere ad un’aula ridotta, salvo riti oratori, all'era glaciale del legislativo.
p.guzzanti@mclink.it