Unione, scoppia la guerra delle quattro mura

Paola Setti

Hanno sbattuto la porta ma si son tenuti le chiavi. E adesso la sezione dello Sdi di Molassana diventa il simbolo di una battaglia politica ben più ampia, che ha le radici lontane della diaspora socialista e il futuro incerto del partito democratico. È successo che un giorno pochi giorni fa Ferruccio Raggi, tesserato Sdi ma eletto nella Circoscrizione Valbisagno da indipendente nelle file dei Ds, ha deciso di lasciare i socialisti per i post-comunisti. Non gli piaceva più il progetto Rosa nel Pugno, si è detto determinato a costruire il partito democratico (...)(...) e a riunire finalmente i socialisti, ha aggiunto che «condizione vincolante è tenere la sezione», e cioè che i Ds pagassero l'affitto che fino a ieri pagava lo Sdi. Si è portato dietro un bel po' di compagni, lassù a Molassana, 27 dice lui, qualcuno in meno dicono i vertici dello Sdi. La questione dei numeri non è di poco conto. Perché, racconta Corrado Oppedisano il segretario regionale dello Sdi, sabato scorso al direttivo provinciale una decina di compagni s'è presentata lamentando lo scippo della storica sezione «Penna-Porcile», e chiedendo a gran voce la riapertura. Di nuovo lì o altrove, ma se altrove a fianco. E, naturalmente, con la stessa targa, «Penna-Porcile». Così sarà. Il partito ha dato mandato a tre esponenti di Molassana di capire se, si sa mai i cavilli, ci si possa riappropriare della vecchia sede, lì nel circolo dell'Ulivo, e se no di trovarne una nuova, sempre in zona però. L'ordine è: «48 ore per riaprire». Così come, annota Oppedisano: «Non sono passate nemmeno 48 ore dallo strappo che già i nostri militanti hanno chiesto alla direzione, in aperto dissenso con la scelta di Raggi, di poter riaprire la sede storica dei socialisti di Molassana». Un bel pasticcio comunque, visto che dalla grande «liquidazione» del Psi dopo Tangentopoli i socialisti non dispongono più di un patrimonio immobiliare radicato sul territorio. Per ora, i compagni «senza tetto» si riuniranno nella sezione Giacomo Matteotti, beccatevi questa, nella quale iscritti e simpatizzanti sono esortati a riunirsi «per rilanciare la presenza nel territorio e garantire continuità socialista in una così importante zona di Genova». Sabato prossimo alle 9 poi è convocata la segreteria provinciale dello Sdi, con all'ordine del giorno proprio la riapertura di una nuova sezione: «Invitiamo tutti i simpatizzanti e gli iscritti a partecipare alla riapertura di una sede socialista liberale e radicale che, visti i delicati meccanismi in atto nella sinistra riformista, potrebbe diventare un prezioso momento di confronto». Ed eccola, la battaglia vera. Raggi e compagni hanno abbracciato il partito democratico prima ancora di sapere quali ne saranno i contenuti e in un momento in cui, avverte Oppedisano, la linea sembra essere dettata dalla Margherita, cioè dai cattolici. Loro, i socialisti, i radicali, i liberali, invece staranno a vedere, e se decideranno di aderire lo faranno portando istanze laiche. Nemmeno troppo sullo sfondo ci sono le prossime elezioni amministrative genovesi. Il progetto della Rosa nel Pugno è replicare l'«operazione Savona», dove i socialisti di tutto il mondo si sono uniti, da quelli di De Michelis a quelli di Craxi a quelli dello Sdi. Altro che Ds, «che fan parte del partito socialista europeo e si ostinano a non darsi un nome socialista» tira la frecciata Oppedisano. Con siffatta forza, i riunificati socialisti presenteranno un proprio candidato alle primarie, se mai si faranno le primarie certo, e solo in un secondo momento decideranno chi appoggiare nella corsa a Tursi. Nel frattempo reclamano la bandiera. Pare che qualcuno dei fuoriusciti a Molassana se la sia tenuta per ricordo, Oppedisano la rivuole indietro: «Se non volete più starci sotto, ridatecela».