Unione, seggio a rischio per il padre dei Pacs

Capezzone: «Una notizia che non mi stupisce ma mi addolora». No comment del leader dell’Arcigay. E tra la Quercia e la Rosa nel pugno ora scende il gelo

Luca Telese

da Roma

La notizia rimbalza da Milano a Montecitorio, a Orvieto, dove ieri erano in corso i funerali di Luca Coscioni, ed è di quelle che possono innescare un piccolo terremoto: Franco Grillini, deputato dei Ds, padre del più importante disegno di legge voluto dalla sinistra (quello sui Pacs), uomo-simbolo dell’Arcigay (presidente onorario) e di tutto il mondo omosessuale, rischia di restare fuori dal parlamento per le beghe che tormentano la lista unitaria. Addirittura di diventare l’ultimo ambitissimo oggetto di calciomercato nel derby della laicità che oppone Ds e Rosa nel pugno. Possibile?
Per quanto possa sembrare strano sì, visto l’impatto della legge elettorale sui Ds. Piero Fassino sacrifica 65 uscenti per far posto a uomini a lui più vicini e assumere il controllo del gruppo parlamentare. Ma a questo «safari» (definizione di Peppino Caldarola) Grillini avrebbe dovuto, sulla carta, restare estraneo: uno dei parlamentari più presenti, attivi, è persino alla prima legislatura. Se non che, la settimana scorsa la prima doccia scozzese: non potrà correre a Bologna, nella sua circoscrizione. Come mai? Problemi interni, il rapporto con i cattolici, gli equilibri... I dirigenti locali dei Ds spiegano che Grillini, essendo deputato di «rilievo nazionale» può essere giocato su una piazza «più importante», dove il suo apporto e la sua visibilità conteranno di più. Bene, benissimo: se non che subito dopo si sfiora la farsa, perché il leader dei gay è spedito in Lombardia. Ad annunciarlo, ai suoi dirigenti è il segretario dei Ds di Milano, Pierfrancesco Majorino. La doccia scozzese arriva quando i leader dell’Arcigay meneghina scoprono che Grillini è stato «provvisoriamente» collocato al quattordicesimo posto in lista. Dettaglio non da poco: la migliore simulazione dice che a Milano, della lista unitaria, ne entrano 12. Inizia la protesta dell’Arci e i dirigenti milanesi dei Ds assicurano: interverrà Fassino, o lo mandiamo altrove, o la posizione cambia. Peccato che la nuova bozza della lista, riveduta e corretta di ieri, dica che Grillini sarà tutt’al più undicesimo: primo c’è Prodi (che fra l’altro dovrebbe restare), poi Fassino, poi per l’alternanza un altro candidato «nazionale» della Margherita - Enrico Letta -. Il posto di rilievo dei Ds spetta forse a Grillini? Macché, prima c’è l’ex ministro Vincenzo Visco. E poi? Un altro della Margherita, l’uscente Lino Duilio, che alla buvette di Montecitorio spiega: «Non capisco perché uno come lui debba essere trapiantato così: lo vorrei a Montecitorio sicuro». Poi un altro Ds. Lui? No, tocca alle donne, categoria protetta, a Barbara Pollastrini. Poi ovviamente un altro della Margherita, Franco Monaco. E poi? Un altro uscente lombardo dei Ds, Angelo Quartiani. Poi un altro della Margherita. E poi? Poi uno dei prodiani da paracadutare a scatola chiusa. A questo punto Fassino dice ai suoi: «Avete visto? Siamo riusciti a piazzarlo bene». Però siamo arrivati alla quarta fascia, quella più insicura. E appena si diffonde la notizia, tutti si mettono a rincorrere Grillini. Elettra Deiana, deputata di Rifondazione ride amaro: «Secondo me stanno ammattendo, è un cupio dissolvi: hanno uno come Franco e lo mettono in zona promozione? L’avessimo saputo l’avremmo candidato noi». Già, perché nel mondo gay il tam tam dice: Bertinotti a Luxuria gli ha dato un posto in prima fila: la Quercia che fa? È incredulo Sergio Lo Giudice, presidente di Arcigay: «Mi auguro che la posizione in lista sia rispettosa del principio di laicità che i Ds dicono di voler rappresentare... ». E poi, disincantato e sarcastico: «Penso che i Ds sappiano valutare la portata simbolica della candidatura di Franco». La Rosa nel pugno fa di più. A Torre Argentina dicono che Marco Pannella cerca ripetutamente l’amico al telefono. E Daniele Capezzone, leader dei radicali dichiara dai funerali di Luca Coscioni: «Purtroppo è una notizia che non mi stupisce. Ma che mi addolora. Non dico di più, ma è ovvio che una figura come Franco non può restare fuori dal parlamento». E lui, l’interessato? Ieri per la prima volta, si trincerava in un granitico: «No comment». Ma se le cose non cambiano, forse potrebbe essere il suo l’ultimo clamoroso scippo della Rosa nel pugno ai danni Ds.