Unione senza energia: colpa del premier

da Roma

Lo «scherzetto» di Suez-Gdf è tutta colpa del governo Berlusconi. Lo gridano a gran voce alcuni esponenti del centrosinistra, anche se non tutti sono d’accordo. E anche sul tema dell’energia i pensieri sono diversi. «Nella vicenda Enel-Suez, l’Italia paga il vuoto delle mancate strategie del governo Berlusconi, la nostra influenza sempre più debole in Europa e, purtroppo, una gestione inadeguata dell’operazione rivolta alla Francia», attacca il leader della Margherita Francesco Rutelli. Ma per il segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti è invece da ricercare in Francia la colpa di quanto accaduto. Bertinotti condivide le accuse di protezionismo rivolte dalla maggioranza: la fusione-lampo è «una misura criticabile perché protezionista seppur camuffata». Si è trattato, secondo Bertinotti, di «un classico intervento di Stato» e che segna «la rinascita dei protezionismi. Tutti coloro che hanno sostenuto che lo Stato è fuori gioco - ha avvertito il leader del Prc, che pure indica nella posizione dell’Italia sull’Irak la causa del gelo francese - hanno sbagliato».
Non si può, a questo punto, rispondere con lo stesso metodo, avverte però il segretario dei ds Piero Fassino: «Nel momento in cui l’Europa è sempre più una entità unica, un mercato unico, uno spazio unico, non hanno senso barriere protezionistiche come quelle che ieri ha eretto il governo francese. Si tratta quindi di prendere un’iniziativa forte e determinata a Bruxelles».
Per l’europarlamentare dei comunisti italiani, Marco Rizzo, i motivi dell’esclusione di Enel vanno cercati anche nel passato: «È perfettamente inutile girarci intorno - dice -. La colpa vera della situazione in cui versa l’Italia rispetto alla vicenda Enel-Francia è delle privatizzazioni, volute da destra e purtroppo anche da sinistra».
Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, dice invece che la responsabilità dello stop alle ambizioni francesi dell’Enel è tutta del premier: «Paghiamo anni di assenza di politica industriale. Berlusconi ha curato solo i suoi interessi e quelli delle lobby speculative».
«Bisogna riaffermare due principi-base», afferma Rutelli, e cioè che «i mercati più aperti sono un bene», mentre «il protezionismo nuoce in una economia globalizzata», e in secondo luogo che «i mercati europei devono essere, però, effettivamente aperti sulla base di regole comuni ed è inaccettabile che la Francia esiga e ottenga frontiere aperte in Italia e sbarri l’uscio di casa propria».
Il «futuro governo di centrosinistra» dovrà, secondo il leader della Margherita, «disegnare una strategia coerente con i principi del mercato concorrenziale. Non si dovranno escludere, se necessario, risposte a tutela dell’interesse nazionale». La vicenda Gaz de France dimostra «lo scarso peso dell’Italia in Europa», sostiene il socialista Enrico Boselli della Rosa nel pugno, che avverte: «La prima risposta alle chiusure francesi non è quella di opporre nazionalismo a nazionalismo con una politica di ritorsioni come già si appresta a chiedere la Lega, se non vogliamo riportare le lancette dell’Europa indietro di mezzo secolo».