Unione spaccata: salta il dibattito sui Pacs

da Roma

Non si discuterà di Pacs nel prossimo consiglio dei ministri. L’accordo sul riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, omo ed etero, non c’è né all’interno dell’esecutivo né all’interno della maggioranza di centrosinistra. E dunque per ora la proposta di legge del governo sulla quale sta lavorando il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, dovrà attendere.
Due i fronti sui quali si combatte la guerra interna all’Unione. Quello del governo che vede il confronto tra la Pollastrini che rema a favore dei Pacs e il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, che invece chiede di mettere al primo posto la tutela della famiglia tradizionale.
L’altro fronte è quello parlamentare. Il presidente della commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi, ha voluto dare fuoco alle polveri, aprendo la discussione sulle diverse proposte di legge in materia di convivenze depositate a Palazzo Madama, con il sostegno convinto di Verdi, Rifondazione e Comunisti. Ma i cattolici dell’Ulivo, i cosiddetti teodem della Margherita, hanno alzato le barricate: «Non voteremo mai una legge dove si riconoscono alle coppie di fatto gli stessi diritti di quelle legittimamente sposate» hanno detto in coro i senatori Luigi Bobba, Paola Binetti ed Emanuela Baio Dossi.
E dunque il ministro Pollastrini si è vista costretta a rimandare l’appuntamento con il consiglio dei ministri. Annuncio dato ieri sera durante Porta a Porta su Raiuno. «Stiamo lavorando insieme al ministro Bindi», dice la Pollastrini sottolineando la necessità di «trovare un’intesa su una materia che sta a cuore a centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani». Uno dei nodi da sciogliere è quello dei registri, ovvero della costituzione di una vera e propria anagrafe delle coppie di fatto che diventerebbe un riconoscimento esplicito di un «contratto di convivenza» attraverso il quale ottenere una serie di diritti. E i cattolici, compresa la più possibilista Bindi, sui registri non sono d’accordo. Ma per la Pollastrini «è impossibile far sì che la nuova legge sia una legge di diritti, doveri e responsabilità se non c’è un registro, che è solo un luogo pubblico dove due persone dichiarano che hanno deciso di vivere come una coppia di fatto». Altri punti controversi riguardano eventuali precedenti matrimoni e i diritti dei figli nati dall’unione. «Se c’è un figlio da un matrimonio precedente va tutelato. Si inizia tutelando la parte più debole - dice la Pollastrini -. Rispetto alla moglie di un precedente matrimonio è diverso perché si tratta bene di capire come è avvenuta una separazione». La Bindi però è sempre stata chiara su questo punto: «Il nostro programma non prevede il riconoscimento per matrimoni di serie B».
E in Parlamento i sostenitori dei Pacs devono vedersela con i teodem che non derogano come ribadisce la Binetti: «Tutela dei diritti individuali e nessun indebolimento della famiglia». Si tratta, prosegue la senatrice, di due punti «irreversibili e presenti anche nel programma dell’Unione e nell’ordine del giorno alla Finanziaria, su cui cerchiamo la convergenza della maggioranza ma su cui siamo lieti di ricevere il sostegno dell’opposizione primo fra tutti quello del presidente Casini». Due punti, conclude, che significano «che i Pacs non si faranno». E questo per chiarire che in Senato è assolutamente impossibile ipotizzare l’approvazione di un ddl che riconosca le coppie di fatto come una nuova forma di famiglia visto che, come ribadisce pure il senatore Bobba, «i cattolici dell’Unione sono pronti a votare con l’Udc contro i Pacs».
E infatti anche l’ex presidente della Camera, promette che i Pacs «in Parlamento non passeranno». Per Casini «il primo vero problema dell’Italia è tornare a valorizzare la famiglia».