Unioni civili e Afghanistan: ora il governo teme di cadere

Le unioni civili e il testamento biologico aumentano le divisioni tra i partiti dell’Unione. E il rifinanziamento alla missione militare scatena l’ala radicale

da Roma

Unioni civili, testamento biologico, missione in Afghanistan, legge di riforma della tv: i temi caldi che attendono al varco la maggioranza (ma anche l’opposizione) nell’anno che inizia sono molti. E su ognuno di essi le molteplici anime dell’Unione di Romano Prodi rischiano di venire allo scoperto e di dividersi nel voto.
Unioni civili. «Non cadranno sulla Finanziaria ma sui Pacs», aveva pronosticato tempo fa Silvio Berlusconi. E in effetti le cosiddette questioni «eticamente sensibili» (ossia quelle sulle quali pende un veto del Vaticano) sono quelle su cui la faglia interna al centrosinistra è più profonda e difficilmente colmabile. Anche perché attraversa di netto quello che dovrebbe essere il «motore» della coalizione, l’Ulivo, profondamente diviso tra cattolici post-democristiani (ferro di lancia i teodem della Margherita) e laici post comunisti. Il rischio che una frattura sui temi etici uccida in culla il futuro Partito democratico, coagulando l’insofferenza di tutti coloro che anche nei ds si oppongono alla fusione forzata coi post-dc, preoccupa assai chi come Piero Fassino vorrebbe esserne la levatrice. Tanto che sua moglie Anna Serafini, senatrice ds, sta tentando di proporsi come alfiere del «dialogo» con il fondamentalismo cattolico ulivista, e rilascia interviste da born again christian contro il «laicismo». Il governo si è impegnato a presentare un ddl entro il 31 gennaio, e nella conferenza stampa di fine anno Prodi si è guardato bene dal parlare di Pacs, ricordando i «limiti e confini precisi del programma» che parla di riconoscimento dei diritti dei singoli membri di coppie non sposate. I cattolici però si oppongono a qualsiasi possibilità di «equiparazione» tra famiglie «regolari» e non, e trovare un punto d’incontro non sarà facile. In molti nell’Unione sperano in un mediatore più accreditato della Serafini: il ministro Clemente Mastella che (più politico che baciapile, da buon democristiano) lancia altisonanti altolà ai Pacs ma lavora per un punto di accordo che salvaguardi l’autonomia della politica. E la sinistra guarda con interesse alle aperture laiche di Fini e dei liberal di Forza italia, nel caso che al Senato vengano a mancare i voti teo-dem. Complesso anche l’iter del testamento biologico, iniziato in commissione Sanità al Senato.
Afghanistan. Il tormentone sul rifinanziamento della missione è destinato a riaprirsi dolorosamente. Quando, ancora non è chiaro: la maggioranza sta cercando di guadagnare più tempo possibile, e di arrivare al voto in primavera. «La missione resta, e non credo ci saranno difficoltà», assicura Prodi. Ma il premier sa bene che dentro la sinistra radicale il malessere continua ad aumentare, e che i dissidenti sono destinati a diventare più numerosi che l’estate scorsa. Anche perché nel frattempo, fanno notare dal Prc, il governo «non ha fatto nulla», e l’«osservatorio» sull’Afghanistan, che avrebbe dovuto prefigurare una qualche exit strategy non è mai stato neppure attivato. Tanto che nel partito di Bertinotti si dà per scontato che il rinnovo della missione, almeno al Senato, potrà passare solo se arriveranno voti dalla Cdl. E se si trattasse solo dell’Udc (cui l’Unione ha chiesto una mano ricevendo rassicurazioni) potrebbe anche essere un passaggio quasi indolore: se invece arrivasse anche Forza Italia («E Berlusconi difficilmente starà a guardare», fanno notare nel Prc) e su un tema bruciante come la guerra i suoi voti diventassero determinanti, nell’Unione si aprirebbe un terremoto politico.
Riforma della tv. Sono attese per i prossimi giorni le linee guida sul servizio pubblico annunciate dal ministro Gentiloni. Un documento su cui aprire una discussione che dovrebbe portare a breve alla presentazione di una riforma della Rai in Parlamento. Autonomia e identità del servizio pubblico: sono questi i due nodi di fondo, su cui per Gentiloni ruota il futuro della Rai. Ma se le premesse sono chiare non lo è altrettanto la volontà della maggioranza che sul tema ha punti di vista molto diversi. Intanto alla Camera dovrebbero riprendere in commissione le audizioni sul ddl Gentiloni sul passaggio al digitale terrestre, che prevede lo spostamento di una rete Mediaset e una Rai, e introduce il tetto di raccolta del 45% delle risorse pubblicitarie. E che ha suscitato vibranti proteste da Fi e da An e qualche timida apertura dall’Udc. Mentre però l’ala sinistra dell’Unione lo considera troppo «timido» nei confronti del monopolio berlusconiano.