Unioni gay, il Professore costretto a frenare

La Margherita precisa: «Sarà solo una regolazione dei diritti civili»

Laura Cesaretti

da Roma

«Stupito e addolorato» dalla guerra santa anti-gay scatenatagli contro dalla chiesa cattolica per l’apertura sulle coppie di fatto, Romano Prodi vorrebbe evitare ulteriori grane da Oltretevere. E per questo l’alleanza con i radicali non gli piace. Non che li abbia evocati con nome e cognome, nel vertice con i segretari del centrosinistra di ieri. Ma ha talmente insistito sulla necessità di introdurre «la regola dell’unanimità» dentro l’Unione per accettare new entries, aprendo proprio su questo tema la riunione, da rendere chiaro che proprio a quello si riferiva.
D’altronde, era stato proprio Prodi a bloccare mesi fa, alla vigilia delle regionali, l’intesa con i pannelliani. Pur essendo un «cattolico adulto» che non ha raccolto l’appello all’astensione nel referendum, il Professore vuole evitare di entrare in urto con le gerarchie vaticane, che minacciano guerre di religione contro ogni iniziativa a loro non gradita. E Prodi ne ha già avuto un assaggio nelle ultime 24 ore: è bastato che pronunciasse la blasfema parolina «Pacs» per attirarsi i fulmini dell’Osservatore Romano. Figuriamoci cosa accadrebbe se aprisse le porte a quei mangiapreti dei radicali. Sui Pacs Prodi si è affannato a spiegare che non vuole proporre il matrimonio gay alla Zapatero. «Se è così va bene anche per noi», ha detto Satta dell’Udeur. D’accordo anche la Margherita, che ha stigmatizzato la «polemica strumentale» contro Prodi, puntualizzando però che «non si tratta di istituire forme para-matrimoniali», ma di «assicurare una regolazione civile dei diritti delle persone omosessuali ed eterosessuali».
Ma sui radicali Prodi ha tirato il freno: «Per far entrare nuove forze nell’alleanza è necessario l’accordo unanime di tutti». Ovviamente contando sul fatto che l’Udeur è pronto a porre il veto, e che anche dalla Margherita arriverebbero resistenze. E ieri ha trovato un altro alleato: è stato infatti il leader dei Verdi Pecoraro ad abbracciare la causa dell’«unanimità». Non con motivazioni religiose, a dire il vero, ma per difendere i posti dei Verdi: «Bisogna riflettere bene prima di far entrare altri partiti, si creerebbe un problema nella distribuzione dei collegi».
I socialisti dello Sdi, che stanno tessendo l’intesa con Pannella e con il Nuovo Psi, si sono inalberati: «Si tratta di una scelta politica, che politicamente va discussa e non attraverso regolamenti condominiali», ha detto Roberto Villetti. «L’Unione - ha aggiunto - non può comportarsi come una coalizione che si sente già grassa e ha il timore di ingrassare troppo». Con radicali e Nuovo Psi «si è messo in moto un processo politico» che promette ottimi frutti: e l’esponente dello Sdi ha mostrato le rilevazioni che assicurano il superamento del quorum. Traguardo che da solo lo Sdi non può raggiungere, con un rischio di dispersione di voti per l’Unione.
A spalleggiare i socialisti sono stati il leader dei ds Fassino e quello del Prc Bertinotti. E anche Di Pietro si è detto favorevole: «Se c’è qualcuno che dovrebbe obiettare sono io. E invece se si ricompone la diaspora socialista e radicale, io dico evviva, ammazziamo il vitello grasso!». Rutelli non si è sbilanciato: «Se nasce un nuovo soggetto occorre farci i conti», e non sarà certo lui a dire no al suo ex maestro Pannella. Anche perché nella Margherita c’è chi, come Marini, sponsorizza da sempre l’intesa con i radicali. Ma Prodi ha mantenuto le sue perplessità, e il leader Sdi Boselli è uscito dal vertice scuro in volto: «Non siamo stati d’accordo sull’allargamento dell’Unione ad altre forze. Abbiamo deciso di aggiornare questo punto e di vederlo in seguito». I socialisti, promette, non molleranno: l’iniziativa con Pannella andrà avanti. Pace fatta invece tra Fassino e Mastella sulle primarie: «Non potete accusarci di barare per farvi prendere meno voti», si è irritato il segretario ds. Ma ha rassicurato l’Udeur che i seggi per votare i candidati alle primarie saranno distribuiti «omogeneamente» sul territorio, e non saranno le regioni rosse a fare la parte del leone.