Unioni gay, la Spagna chiede aiuto al Papa

Da ieri via alle adozioni anche da parte di coppie dello stesso sesso

Marta Ottaviani

La Chiesa spagnola passa al contrattacco e si rivolge al Papa. Il cardinale Antonio Maria Ruoco Varela, che è anche arcivescovo di Madrid, incontra oggi in Vaticano Benedetto XVI, insieme con una delegazione di fedeli della diocesi della capitale. Un colloquio che avviene solo quattro giorni dopo la modifica dell’articolo 44 del Codice civile iberico, che consente il matrimonio fra persone dello stesso sesso e l’adozione di figli da parte delle coppie gay.
La legge - entrata in vigore ieri - è stata duramente contestata da Ruoco Varela e dai vertici della Chiesa spagnola, che non hanno risparmiato critiche durissime al governo di centrosinistra guidato da José Luis Zapatero, e che il 18 giugno scorso hanno organizzato una manifestazione di protesta alla quale ha partecipato mezzo milione di persone.
E oggi potrebbe essere proprio il giorno delle condanna definitiva della legge sui matrimoni gay da parte di Benedetto XVI. Il Papa riceverà non solo Ruoco Verela, ma anche migliaia di fedeli spagnoli, soprattutto madrileni, molti dei quali hanno già ascoltato l’Angelus di ieri mattina.
Come vuole la tradizione, il Papa rivolgerà loro un discorso, che con ogni probabilità toccherà il tema della famiglia. Già nei giorni scorsi la Conferenza episcopale spagnola si è pronunciata con forza contro il provvedimento del governo di Zapatero.
Il suo presidente, Ricardo Blázquez Pérez, ha parlato di «giorno molto triste per tutta la Spagna», lamentando anche il fatto che la legge ha spaccato in due il Paese e ha cambiato profondamente la struttura fondamentale del matrimonio. Un disagio che negli ultimi giorni si è manifestato nelle piazze della capitale, divise fra le associazioni contrarie al provvedimento e i suoi sostenitori.
Sabato, mentre un milione di omosessuali sfilavano per le strade del centro di Madrid, il Foro della Famiglia ha portato in piazza migliaia di spagnoli, che si sono raccolti sotto il monumento alla Costituzione per manifestare, ancora una volta, non solo il loro dissenso, ma anche la mancanza di dialogo con il premier Zapatero, che ha lasciato cadere nel vuoto tutte le loro richieste di incontro prima che venisse approvata la legge. I prossimi obiettivi saranno l’organizzazione di un’altra grande manifestazione il prossimo 18 luglio, molto attesa da una parte della popolazione, e la richiesta di un referendum.
Oggi è il momento del confronto con il Papa, che ascolterà il loro disagio e che nell’Angelus di ieri ha chiamato i fedeli a farsi evangelizzatori, difendendo la dottrina cattolica «in modo unanime e concorde».