Unipol, blitz di Berlusconi per deporre in Procura

L’avvocato Ghedini: «Da giorni il presidente aveva intenzione di dare questo contributo»

Anna Maria Greco

da Roma

Poche ore tra l’annuncio in tv e la deposizione. Silvio Berlusconi è andato ieri pomeriggio negli uffici giudiziari di piazza Adriana, per essere ascoltato dai magistrati della Procura di Roma sul ruolo dei Ds nella tentata scalata di Unipol alla Bnl.
Il presidente del Consiglio aveva anticipato la sua intenzione mercoledì alle 20,11, nella registrazione della trasmissione Rai Porta a Porta, che è andata in onda in tarda serata. Ma la sua non è stata una decisione estemporanea.
«C’era già l’intenzione - spiega al Giornale l’avvocato e deputato di Fi Niccolò Ghedini, che ha accompagnato il premier dai Pm - di parlare con i magistrati della vicenda. Io stesso nei giorni scorsi ho consigliato al presidente di dare questo contributo, giudicando rilevanti per le indagini le notizie di cui era a conoscenza. E ho curato i rapporti con la Procura per preparare quest’incontro».
Si è trattato di una «breve deposizione», annuncia da palazzo Grazioli la nota dell’ufficio stampa del premier. Circa mezz’ora, conferma Ghedini. E precisa che il premier è stato ascoltato come testimone e che le sue dichiarazioni «non avranno immediate conseguenze processuali». Esclude anche che ci saranno, almeno per ora, altri colloqui di Berlusconi con gli investigatori. «Credo - spiega - che questo sia l’unico momento d’incontro e che non ci sia necessità di null’altro».
«È andato tutto bene», è il primo commento che filtra dalla Procura di Roma. E poi dagli stessi ambienti si precisa che la deposizione del premier non sarà secretata. Vuol dire che è comunque segreta, ma potrà essere resa nota dopo il deposito dei verbali ai legali delle parti interessate, come spiega Ghedini. L’avvocato-deputato non è stato fisicamente presente al colloquio, ma ha aspettato fuori dalla porta mentre il Cavaliere parlava con il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, e i pubblici ministeri Rodolfo Sabelli, Giuseppe Cascini e Perla Lori, titolari del fascicolo sulla scalata a Bnl e anche di quelli sulle scalate ad Antonveneta e a Rcs.
Il premier ha chiesto di essere ascoltato come persona informata dei fatti, dopo aver detto in televisione: «I Ds su Unipol mentono. Ho cognizione che non si sono fermati al tifo, ma hanno fatto incontri con azionisti che dopo quegli incontri hanno venduto le loro azioni». È questo che ha confermato ai magistrati, spiegando di aver sentito un azionista Bnl dire di aver ricevuto pressioni per cedere a Unipol le sue azioni. Non si sarebbe limitato a una dichiarazione spontanea, ma avrebbe anche risposto a richieste di precisazioni da parte dei magistrati.
Le circostanze rivelate da Berlusconi nel colloquio con i Pm romani saranno valutate e diventeranno oggetto di accertamenti specifici. Già da oggi, probabilmente, le parole del premier verbalizzate ieri potrebbero essere prese in esame da parte degli inquirenti, durante il consueto punto della situazione che ogni giorno viene fatto nell’ufficio del procuratore della Repubblica Giovanni Ferrara.
La confusione e la sorpresa che caratterizzano la giornata di ieri nascono dal fatto che il Cavaliere ha spiazzato tutti, con la sua tempestività. La notizia che era già stato ascoltato come testimone è arrivata poco dopo quella, falsa, diffusa sembra dagli ambienti giudiziari e battuta dalle agenzie di stampa, che Berlusconi doveva deporre, invece, stamattina a palazzo Chigi (il presidente del Consiglio ha, infatti, la facoltà di essere ascoltato dai magistrati in un luogo diverso dal palazzo di giustizia). Il premier ha invece lasciato la sua residenza seduto in uno dei van della scorta e grazie ai vetri oscurati del veicolo nessuno si è accorto di nulla.
Prima della deposizione il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, aveva commentato: «È il naturale epilogo di una vicenda. Nel momento in cui Berlusconi ha detto di avere notizie sulla vicenda Unipol, essendo una persona seria, non poteva darle a Porta a Porta, ma davanti ai giudici».
Da sinistra, il coordinatore della segreteria Ds, Vannino Chiti, dichiara invece: «Era ora. Ma se il premier aveva cose da dire su questo argomento ai giudici, era suo dovere andarci prima».