"Unipol-Bnl, politici complici, disegno criminoso. Possibile reato per D'Alema e Latorre"

Lo sostiene il gip Clementina Forleo nelle ordinanze con cui chiede l'autorizzazione al parlamento per l'utilizzazione delle conversazioni tra politici e indagati nelle scalate Unipol-Bnl, Rcs e Antonveneta. <strong><a href="/a.pic1?ID=194186" target="_blank"><font color="#ff6600">Il giudice ipotizza concorso in aggiotaggio per vice premier e deputato ds. Che replicano, con Fassino: &quot;Estranei a fatti illeciti&quot;</font></a></strong>. Fini: &quot;No, erano più che tifosi...&quot;. Mastella: potenziale lesione di diritti. Di Pietro: voterò per l'uso delle telefonate. <strong><a href="/generica_sp.pic1?SID=44">Leggi i verbali con le principali intercettazioni</a></strong>

Milano - «Appare evidente come l’operazione in questione abbia avuto i suoi supporters in personaggi politici evidentemente interessati alla buona riuscita della stessa per finalità altrettanto evidentemente comprensibili in quanto legate alla tipologia del gruppo oggetto della scalata in questione». È quanto scrive il gip Clementina Forleo, in una delle due ordinanze depositate oggi, nella quale chiede l’autorizzazione al parlamento all’utilizzazione delle conversazioni tra alcuni politici e alcuni indagati nelle scalate Unipol e Rcs. In questo caso il gip si riferisce proprio alla scalata della Rcs e aggiunge: «Si ha inoltre ulteriore conferma, dal tenore di tali conversazioni, e dai soggetti tirati in ballo, dell’intreccio della "scalata" in questione con quella concernente Antonveneta».

Il gip: "Possibile concorso nel reato di aggiotaggio" Massimo D’Alema e Nicola Latorre hanno ricoperto «ruoli attivi» nella vicenda della tentata scalata di Unipol a Bnl. Lo scrive il gip Clementina Forleo in una nota dell’ordinanza in cui si chiede alle Camere l’autorizzazione all’utilizzazione delle intercettazioni ai fini del procedimento con al centro la compagnia assicurativa bolognese. Il giudice nelle conclusioni, nell’individuare il possibile concorso nel reato di aggiotaggio dei due parlamentari, ha citato otto telefonate. Tra queste ce n’è una, definita di «estremo interesse», fra l’attuale ministro degli esteri, il senatore diessino e Giovanni Consorte «in quanto manifesta - unitamente ad altre di cui si dirà - la complicità nell’operazione dell’onorevole D’Alema, oltre che dello stesso Latorre, come si è visto resi direttamente edotti della penale illiceità della stessa» operazione. Nella nota esplicativa, che si trova nelle pagine conclusive del provvedimento, il gip ricorda le otto telefonate e parla di «ruoli attivi - contrassegnati all’evidenza da consapevole contributo causale - ricoperti nella vicenda dai deputati D’Alema e la Torre».

"Chiaro il consiglio alla prudenza di D'Alema" La «prudenza» nelle «comunicazioni» suggerita da Massimo D’Alema all’ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte il 14 luglio 2005, nel pieno della scalata della compagnia bolognese a Bnl, «non può che essere riferita a notizie avute in ordine a possibili e anzi probabili intercettazioni in corso», scrive la Forleo in una delle due ordinanze depositate oggi. Secondo il magistrato inoltre il messaggio di prudenza «non poteva certo essere riferito alle dovute comunicazioni agli organi di controllo e al mercato, perché altrimenti non si vede perché D’Alema non ne avrebbe potuto parlare al telefono, senza darsi cauto appuntamento de visu, peraltro in altra e lontana sede logistica». Il Gip rileva peraltro come «lo stesso giorno» l’ex governatore di Banca d’Italia Fazio allertava la moglie di intercettazioni in corso sull’utenza di Fiorani. A sostegno ulteriore della tesi infine l’ordinanza cita la telefonata, sempre del 14 luglio, fra l’onorevole La Torre e Consorte in cui l’ex ad Unipol spiega al parlamentare che «non potendo raggiungere Roma sarebbe stato il caso che lo stesso La Torre si facesse dire da D’Alema il tutto, per poi riferirglielo su un telefono sicuro». «Proprio il tenore di tale conversazione - precisa il Gip - in ordine alle cautele telefoniche da utilizzare finiva e finisce per chiudere il cerchio sulla tipologia di "prudenze" di cui al riportato consiglio del D’Alema».

Sei politici nelle ordinanze del gip Sono sei i nomi dei politici che ricorrono nelle due ordinanze depositate oggi dal gip. Nell’ordinanza che riguarda più specificatamente la vicenda Antonveneta le telefonate intercettate riguardano il senatore Luigi Grillo (Fi). Nella seconda ordinanza, quella relativa a Bnl e alla società editrice Rcs, le conversazioni per cui si chiede il via libera al parlamento riguardano Massimo D’Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre (tutti e tre diessini), Salvatore Cicu e Romano Comincioli (entrambi di Forza Italia).

"Grillo ha dimostrato la sua disponibilità" Il senatore Luigi Grillo nelle «fasi cruciali» del tentativo di scalata ad Antonveneta ha dimostrato «la sua sempre pronta disponibilità a fornire il suo apporto anche attraverso legami con altri soggetti di più grosso calibro politico-istituzionale appartenenti comunque alla sua area politica». È quel che sottolinea il Gip Clementina Forleo nell’ordinanza in cui si chiede l’autorizzazione al Senato a utilizzare tutte le conversazioni, eccetto due (ne restano in totale 35), di Grillo finite nell’inchiesta che riguarda Bpi e il suo tentativo di conquistare la banca padovana.

La Forleo trasmette le intercettazioni al parlamento Saranno trasmesse al parlamento 68 delle 73 intercettazioni telefoniche disposte a Milano nell’ambito dell’inchiesta sulla tentata scalata alla Bnl da parte di Unipol, che coinvolgono alcuni parlamentari. Lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari Clementina Forleo. Nelle settimane scorse il giudice aveva disposto una perizia sulle conversazioni intercettate, quelle indicate dalla Procura come elemento di prova a carico di alcuni indagati. Oggi, al termine dell’udienza camerale tenuta con le parti, il giudice ha depositato la sua decisione. Delle 73 telefonate, la maggior parte, cioè 68, saranno inoltrate alle Camere.

"Complici consapevoli di un disegno criminoso" I parlamentari intercettati nelle 73 conversazioni telefoniche nel corso dell’inchiesta condotta a Milano sulla mancata scalata alla Bnl, non sono solo interlocutori ma «consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata». Lo scrive il gup milanese Clementina Forleo nell’ordinanza con la quale ha disposto la trasmissione al Parlamento delle intercettazioni richieste dalla procura, come prova della responsabilità di alcuni indagati. «A parere del gup sarà proprio il placet del Parlamento a rendere possibile la procedibilità penale nei confronti dei suoi membri, inquietanti interlocutori di numerose di dette conversazioni soprattutto intervenute sull’utenza in uso a Consorte, i quali all’evidenza appaiono non passivi ricettori di informazione pur penalmente rilevanti, né personaggi animati da sana tifoseria per opposte forze in campo, ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata».

"Dai politici supporti in spregio alle regole" Gli intercettati sulla mancata scalata a Bnl erano «pronti e disponibili a fornire i loro supporti istituzionali in totale spregio delle regole dello stato di diritto e, con esse, delle regole poste e presidio della tutela dei piccoli azionisti e dei medi e piccoli risparmiatori, traditi proprio da chi a tali regole era chaimato per la sua veste istituzionale presidiare». È questo uno dei passaggi dell’ordinanza con al quale il gup Clementina Forleo ha inoltrato al Parlamento una serie di intercettazioni telefoniche affinchè venga dato il consenso ad utilizzare le intercettazioni nell’ambito del procedimento.

Mastella acquisisce la richiesta: potenziale lesioni di diritti «Ho dato mandato ai miei uffici di acquisire la richiesta fatta al Parlamento dal Gip di Milano Clementina Forleo ravvisando, secondo quanto riferito da notizie di agenzia, singolarità rispetto sia al contenuto riportato che al ruolo che, con la richiesta così formulata, il magistrato si è assunto, con una potenziale lesione dei diritti e dell’immagine di soggetti estranei al processo». Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella.

Di Pietro lo attacca: voteremo per l'uso delle intercettazioni Il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro annuncia il voto favorevole dell'Idv all' autorizzazione per l'utilizzo delle intercettazioni dei politici coinvolti nelle varie inchieste Antonveneta, Bnl ed Rcs, come richiesto oggi dal Gip Clementina Forleo, ma difende il segretario dei Ds Piero Fassino, tra gli intercettati, dicendo che metterebbe "la mano sul fuoco" sulla sua "integrità morale". "Non vi è alcun dubbio sul fatto che noi dell'Italia dei Valori voteremo in Parlamento a favore dell'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni telefoniche trasmesse dal Gip Forleo", dichiara Di Pietro. Perché "la magistratura va messa in condizione di lavorare e di farlo a 360 gradi". "E non c'é dubbio - prosegue - che, se la magistratura ritiene che quelle intercettazioni telefoniche possano essere utili alle indagini, queste debbano essere messe nella disponibilità della stessa magistratura". "Fin qui niente di male, né di strano. Quello che mi lascia perplesso, però - conclude Di Pietro - è l'affermazione perentoria e indicativa di responsabilità nei confronti di specifici soggetti politici prima che essa venga accertata. Mi riferisco in particolare al segretario dei Ds Piero Fassino sulla cui integrità morale mi sentirei, come mi sento, di mettere la mano sul fuoco".

Fini: Fassino e D'Alema molto più che tifosi... "Il ruolo di Fassino e D'Alema, stando a quelle telefonate è qualcosa di più che fare il tifo, ma è il ruolo di chi è demandato ad agire da un potentato economico per garantire privilegi". Gianfranco Fini, leader di An, nel suo intervento alla Versiliana, parla del caso Unipol-Bnl. Il leader di An fa una premessa: "Sarà il processo a dimostrare se le ipotesi della Forleo è suffragata o meno. Non entro nel merito della carte perché non le conosco. Tuttavia, faccio una considerazione. Quando si parla della sinistra italiana non ci si riferisce solo a una famiglia politica di nobili tradizioni. Ma, soprattutto in Toscana, Emilia, Umbria e Marche, si parla di un potentato di tipo economico". Secondo il leader di An, "il braccio operativo della sinistra è la centrale delle cooperative. Ma credo che quelle telefonate forse fanno emergere un equilibrio diverso nel rapporto tra la sinistra politica e le coop. Non sono più le cooperative strumento operativo della politica ma è quest'ultima che diventa strumento delle cooperative. Nel senso che il ruolo di Fassino e D'Alema, stando a quelle telefonate, é qualcosa di più di fare il tifo". Fini quindi sottolinea ancora: "Quando Fassino dice a Consorte 'abbiamo una banca' non mostra un interesse solo della cooperativa, ma anche del partito. Quando da sinistra si parla di conflitto di interessi, di dovere di trasparenza e di regole di mercato, queste sono cose che dovrebbero essere supportate da coerenza mentre è evidente che c'é un conflitto di interessi in atto e poca trasparenza e c'é turbativa del mercato".

La Finocchiaro (Ulivo): dal Gip ricostruzione forzata «Trovo francamente forzata la ricostruzione operata dal Gip di Milano Clementina Forleo». La senatrice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo dell’Ulivo al Senato, non condivide la presa di posizione del magistrato sul ruolo dei politici nelle intercettazioni telefoniche sulle scalate bancarie, in particolare sul caso Unipol - Bnl. «Continuo a ritenere, proprio sulla base delle trascrizioni delle intercettazioni pubblicate, assolutamente estranei a qualsiasi disegno criminoso Piero Fassino, Massimo D’Alema e Nicola Latorre» afferma Anna Finocchiaro che si dice «certa che, come sempre è avvenuto, il Parlamento con serenità e con rigore saprà dare la propria valutazione».

Cicchitto (Fi): preoccupano le parole della Forleo «A prescindere dagli schieramenti politici, destano preoccupazione le parole del Gip Forleo, che invece di restare nell’alveo di un semplice provvedimento giudiziario, esprime giudizi e valutazioni politico-morali che non dovrebbero far parte dei contenuti di un atto processuale». Lo dice Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia. «Da sempre contestiamo questa sovraesposizione mediatica e questa invasione di campo, dalla stretta valutazione giudiziaria al giudizio politico, di un settore della magistratura, che purtroppo ha avuto il suo apice negli anni di Tangentopoli e, successivamente, nelle inchieste nei confronti di Berlusconi - aggiunge Cicchitto - Siamo garantisti a trecentossessanta gradi e proprio per questo, di qualunque colore politico siano i parlamentari coinvolti, esprimiamo allarme rispetto a un comportamento che chiaramente sfocia in un diretto intervento politico».

Giovanardi (Udc): accuse pesanti, prima verificare «Ci sono due aspetti da valutare. Il primo: prendo atto di queste conclusioni del Gip, sono accuse molto ma molto pesanti. Però, come ho detto un milione di volte, queste accuse devono essere verificate e dimostrate in un contraddittorio tra accusa e difesa. Questa è un’opinione del Gip, molto dura e severa, ma bisogna aspettare il processo». Il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera Carlo Giovanardi (Udc) commenta così l’ordinanza in cui il giudice chiede al Parlamento di poter utilizzare telefonate su casi Rcs, Antonveneta e Unipol-Bnl. Prosegue Giovanardi: «Come presidente della Giunta per le autorizzazioni posso dire che quando queste benedette intercettazioni ci verranno inviate, perché finora abbiamo solo letto ampi stralci pubblicati sui giornali, la Giunta le esaminerà con la massima attenzione e poi proporrà all’Aula il suo parere, se ritiene o meno che siano utilizzabili». Le affermazioni della Forleo, prosegue il deputato, «sono molto pesanti»: «Sulla frase "ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata" mantengo tutte le mie riserve, bisogna anche dimostrarlo. È un’affermazione molto, ma molto impegnativa. Da quello che abbiamo letto finora, questa consapevolezza di far parte di un disegno criminoso non l’ho colta. Poi vedremo i contenuti delle intercettazioni».

Grillo: non ho commesso illeciti "Ricordo bene quelle telefonate dell'estate 2005 e per questo motivo sono convinto di non aver commesso alcun illecito penale". Lo afferma il senatore Luigi Grillo, in una nota, sottolineando che "il Parlamento deve mettere a disposizione del magistrato i nastri di quelle conversazioni telefoniche così finalmente potrà finire questa gogna mediatica". "Ho sempre creduto e continuo a credere nella bontà dell' operazione diffusione Antonveneta-Banca Popolare il cui progetto industriale era quanto di più efficiente e funzionale potesse realizzarsi per il sistema bancario italiano - scrive Grillo -. L' aggregazione di banca Popolare Italiana e Antonveneta avrebbe creato la terza banca italiana interamente controllata dai capitali nostrani, una banca fortemente radicata nelle regioni più evolute del Paese". Purtroppo, prosegue nella nota Grillo, "di questi tempi nessuno si pone l'interrogativo di che fine abbiano fatto Bnl e Antonveneta controllate da banche straniere. Di certo si può dire che nessuno si è accorto di miglioramenti nell'erogazione del credito o di un ruolo maggiormente propulsivo di questi istituti di credito nei riguardi dell'economia italiana".