Unipol, dalla Camera un aiuto ai Ds

Oggi si riunisce la Giunta per le autorizzazioni: niente voto, si va a settembre. D’Alema e Fassino non hanno ancora consegnato le memorie difensive

Roma - Con buona pace di Carlo Giovanardi che quasi implora «ma cosa diremo all’opinione pubblica», e di Francesco Rutelli che quasi non vede l’ora di impallinare Piero Fassino e Massimo D’Alema, oggi la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio non voterà un bel nulla, sulle intercettazioni Unipol che riguardano appunto i due big della Quercia e il forzista Salvatore Cicu. Anzi, si voterà per decidere se votare o rinviare alla ripresa autunnale, perché è il minimo che pretende il presidente della Giunta, appunto Giovanardi, garantista adamantino da sempre che voterà no alla richiesta del giudice Clementina Forleo, ma vuol farlo subito e senza sotterfugi, «per decoro istituzionale». E quando infine si voterà vincerà il fronte del rinvio, con 11 voti almeno e un paio di astenuti sul totale dei 20 «giurati» presenti.

Insomma, passa la linea dei Ds, col favore di Forza Italia. Pare che questa linea sia stata impostata dagli stessi D’Alema e Fassino, che ancora ieri sera non avevano fatto pervenire alla Giunta le pur annunciate «memorie difensive», rendendo così «naturale» il rinvio. I due big della Quercia, ora che c’è l’appoggio di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, punterebbero al no «politico» della Giunta che riconosca la loro estraneità da ogni reato, ma da incassare tra qualche mese, quando l’opinione pubblica sarà meno surriscaldata. Poi, quando ad ottobre sarà l’aula a decidere, si alzeranno per offrire il petto e sollecitare il sì all’autorizzazione, affrontando così la Forleo e sperando di evitare il lancio di monetine dalle parti di Piazza Mazzini.

Anche il socialista Enrico Buemi, ha offerto un’ottima sponda. E’ infatti il relatore sul caso Cicu, e ieri pomeriggio ha annunciato che non presenterà «nessuna relazione», perché le ordinanze del Gip milanese «sono assolutamente irricevibili», anzi «sbagliate e incostituzionali», per quel che lo riguarda «sicuramente non potrò mai dire di sì». Lesto Lanfranco Tenaglia, Ulivo-Margherita abruzzese: «Se Buemi non presenta la sua relazione, si dovrà rinviare tutto a dopo l’estate». Ancor più lesto Oriano Giovanelli, Ulivo-Ds: «Non avendo ancora visto le memorie difensive dei parlamentari coinvolti, non vedo perché dovremmo accelerare solo perché c’è un’attenzione mediatica o perché dobbiamo votare insieme al caso Previti». Già, a sera l’aula è chiamata ad esprimersi sulla decadenza dal mandato parlamentare di Cesare Previti, c’è pure il Dpef da licenziare, giovedì sera saranno tutti già in vacanza, dunque seppur la Giunta si esprimesse non c’è più tempo come vorrebbero Giovanardi e Fausto Bertinotti di portare la questione all’assemblea prima delle ferie.

Provvidenziali infine per D’Alema e Fassino son risultati ieri due altri interventi, paralleli e probabilmente collegati. Da una parte Umberto Bossi, che ha sciolto le riserve del Carroccio scendendo in campo contro le intercettazioni, «per non diventare come la Russia». Dall’altra, una nota pomeridiana di Antonio Leone, vicecapogruppo vicario di Forza Italia e componente della Giunta, che tuona contro «qualsiasi interferenza politica» e s’appella al regolamento, che impone «un approfondimento delle carte inviate dalla magistratura e delle memorie dei deputati coinvolti. I tempi devono essere dettati solo dall’espletamento della procedura: regolamenti di conti o inciuci devono restare fuori dalla porta della Giunta». Leone ha certamente il placet dei suoi vertici, ed ha così fatto pendere la bilancia a favore del rinvio, pur con l’assenza per malattia del leghista Matteo Brigandì.
La sostanza è che seppure si votasse nel merito, in Giunta vincerebbe il no alla Forleo. Per il sì infatti, ci sono soltanto un dipietrista, un verde, un rifondarolo, un comunista italiano, un rutelliano e due di An. Pochi, 7 su 21. E comunque, se ne riparla a settembre..

Giovanardi però non s’arrende, spiega che anche senza le memorie difensive «si può votare, perché tutti i gruppi si sono già espressi». Non gli importa che al Senato, dove per lo stesso caso ci sono altri tre «imputati», abbiano rinviato tutto a settembre, Giovanardi è preoccupato: «Non so come spiegare agli italiani di rimandare di due mesi un parere, quando siamo già pronti per darlo».