Unipol, la Camera salva D’Alema

La giunta per le autorizzazioni a procedere rinvia al gip di Milano gli
atti che riguardano il ministro degli Esteri: "All’epoca era un
eurodeputato". Via libera all’utilizzo delle intercettazioni per Cicu e Fassino, che giura: sono tranquillo

Roma - Atti rinviati al mittente per Massimo D’Alema, che ai tempi delle scalate bancarie era europarlamentare. Ma i giudici di Milano potranno utilizzare le intercettazioni delle telefonate di Piero Fassino (Ds) e Salvatore Cicu (Fi) con gli indagati della vicenda. Solo, però, per indagare sul numero uno di Unipol Giovanni Consorte e gli altri già coinvolti, perché se volessero mettere sotto accusa gli stessi parlamentari dovrebbero chiedere un’altra autorizzazione.

Una decisione per certi versi pilatesca quella presa ieri dalla Giunta per le autorizzazioni della Camera e che, probabilmente, oggi sarà votata dall’aula. Leva d’impaccio il presidente Ds, dichiarandosi «incompetente» e lasciando ai magistrati la decisione se rivolgersi al Parlamento europeo. E condiziona il sì all’autorizzazione chiesta da Clementina Forleo a tutto ciò che non tira in ballo direttamente il segretario della Quercia e il parlamentare azzurro. Il gip di Milano, invece, aveva sì spiegato che quelle intercettazioni servivano per incriminare Consorte, ma aggiungendo che sarebbero state necessarie anche per chiarire la posizione di altri che potevano essere indagati e ancora non lo erano. Cioè D’Alema, Fassino e Cicu. Il presidente dei Ds evita i commenti mentre Fassino dichiara: «Essendo assolutamente sicuro della totale correttezza dei miei comportamenti, condivido la decisione della Giunta di accogliere la richiesta della dottoressa Forleo».

Per il rinvio a Milano della richiesta sul ministro degli Esteri hanno votato il presidente Udc della Giunta Carlo Giovanardi e il centrosinistra, ad eccezione dell’Italia dei valori che si è espressa in senso contrario, mentre Fi e An si sono astenute. La Lega era assente, anche se il presidente dei deputati del Carroccio Roberto Maroni ha fatto sapere di condividere le decisioni prese.

Alla base della scelta su D’Alema c’è una norma controversa della legge Boato, secondo la quale l’autorizzazione va chiesta alla Camera «alla quale il membro del Parlamento appartiene o apparteneva al momento in cui le conversazioni sono state intercettate». Per il relatore del caso, Elias Vacca del Pdci, il gip Forleo «non ha bisogno di farsi autorizzare da Strasburgo», perché la normativa del Parlamento europeo tutela i suoi membri secondo le regole del Paese di appartenenza ma riguardo le eventuali immunità parlamentari che in Italia, dopo la legge Boato del 2003, pesano «solo quando si vuole intercettare direttamente un parlamentare italiano o quando lo si vuole addirittura arrestare o processare». Qui sotto controllo era il telefono di Consorte e dunque si trattava di intercettazioni indirette.

Quelle sulle quali dovrà dire la sua, a fine ottobre, anche la Corte costituzionale. Le argomentazioni di Vacca, evidentemente, non sono state prese in considerazione, ma proprio l’interpretazione controversa della norma, secondo l’azzurro Nino Mormino, ha determinato l’astensione di Fi. Per Federico Palomba dell’Idv, «competente è proprio la Camera cui D’Alema attualmente appartiene e sarebbe stato meglio non declinare la decisione». Maurizio Gasparri di An, commenta: «D’Alema ha preferito salvarsi in calcio d’angolo piuttosto che affrontare un giudizio. Ma la verità non si ferma, la giustizia vada avanti».

Anche sulla decisione per Fassino e Cicu non c’è stata unanimità. A favore ha votato tutta la maggioranza e il presidente centrista Giovanardi, An ha detto sì per Fassino e si è astenuta su Cicu, mentre Fi e Rosa nel pugno hanno votato contro. Come ha spiegato Lanfranco Tenaglia dell’Ulivo, solo nel procedimento su Consorte l’autorità giudiziaria potrà procedere «senza ostacoli», ma se vorrà indagare i parlamentari dovrà tornare alla giunta. «Limitazioni» che Fi non accetta. Per Mormino non si potevano porre, anche perché «non c’è neanche l’essenzialità dell’uso delle intercettazioni per individuare le responsabilità di Consorte e degli altri indagati». Enrico Buemi della Rnp rimane fedele alla sua linea originale: l’atto della Forleo è «esorbitante e illegittimo, doveva riscriverlo».