Unipol, Consorte e Sacchetti di nuovo indagati

da Milano

La Procura di Roma riaccende i riflettori sul duo Consorte-Sacchetti. La coppia, un tempo ai vertici di Unipol, è indagata per appropriazione indebita e false attestazioni sociali insieme all’immobiliarista Vittorio Casale e ad altre nove persone in un nuovo troncone dell’indagine sulla tentata scalata di Unipol a Bnl.
Al centro dell’inchiesta la vendita da parte di Unipol al gruppo Casale - tramite la società Glenbrookoperae srl - di 133 immobili per un valore di 255 milioni di euro circa. L’ipotesi dei pm è che Consorte, Sacchetti e Casale, da sempre considerato assai vicino al mondo delle coop, abbiano giocato sottobanco scambiandosi favori illegali: Unipol avrebbe ceduto gli immobili ad un prezzo scontato, più basso rispetto a quello di mercato; di lì a poco infatti Casale riuscì a piazzare allo stesso prezzo le proprietà vendendole alla Lupicaia del gruppo Pirelli, ma tenendo però per sé tre immobili, per un valore di 55 milioni di euro.
Contemporaneamente, in margine all’operazione, avvenuta fra il dicembre del 2004 e l’ottobre del 2005, Casale avrebbe pagato un extra di 9,5 milioni al duo bolognese. E come sempre i due amici avrebbero spartito esattamente a metà il tesoretto, sequestrato dai militari del nucleo valutario: i 4,7 milioni di Sacchetti sono rimasti sui suoi conti dove sono stati ritrovati; Consorte avrebbe invece diviso l’importo in almeno tre parti: 1,2 milioni di euro erano stati investiti nell’acquisto del 25 per cento di Intermedia, la banca d’affari con sedi a Bologna, Milano e Roma, considerata il trampolino per rientrare nel mondo della finanza dopo le disavventure dei mesi scorsi (queste quote sono state bloccate dai finanzieri); 1,3 milioni erano ancora parcheggiati in banca; il resto era già stato speso per migliorare il già invidiabile tenore di vita.
La plusvalenza di 9,5 milioni di euro era stata ricavata con una complessa procedura: Casale aveva trattato l’acquisto di un altro immobile, questa volta dal Banco di Sicilia, con una spesa di 16 milioni di euro più Iva, per un totale di 20 milioni di euro. Prima di versare quanto pattuito, aveva girato l’immobile ad una società, la Immobilstar, creata ad hoc e riconducibile alla solita coppia Consorte Sacchetti. A questo punto aveva comprato la Immobilstar, con relativo immobile, per 9,5 milioni di euro ma aveva anche sborsato i 20 milioni richiesti dal Banco di Sicilia. Dunque, avrebbe inspiegabilmente versato 9,5 milioni di euro in più.
I pm di Roma Giuseppe Cascini, Rodolfo Sabelli e Perla Lori ritengono appunto che la plusvalenza sia la ricompensa per la vendita sottocosto dei 133 immobili. I militari hanno effettuato perquisizioni negli uffici di Consorte, Sacchetti e Casale. Vittorio Casale è storicamente legato a Giovanni Consorte. E, fra le altre cose, era azionista di Fingruppo, la società che controlla la Hopa del finanziere bresciano Chicco Gnutti e di Meliorbanca. Proprio Gnutti è al centro di uno dei capitoli principali dell’inchiesta capitolina sulla fallita scalata di Unipol a Bnl: Gnutti infatti versò a Consorte e Sacchetti 50 milioni di euro, ufficialmente per la consulenza data al momento del passaggio di Telecom al gruppo Pirelli. Gli investigatori stanno ancora approfondendo quell’operazione.