Unipol Consorte torna sul «luogo del delitto» con attacchi e accuse a Salvatori

Alla fine è andato in onda lo psicodramma. Giovanni Consorte e la Unipol, compagnia di assicurazione guidata per vent’anni dal manager abruzzese, spazzato via dal tentativo di scalata alla Bnl del 2005, a cui è seguita l’inchiesta della magistratura, si sono rivisti ieri, in occasione dell’assemblea annuale della società, a Bologna. Consorte, nella parte del piccolo azionista, è intervenuto dicendone di tutti i colori all’attuale vertice, guidato dal nuovo ad Carlo Salvatori, ma presieduto da quel Pierluigi Stefanini che per anni ha collaborato con Consorte nel ruolo di numero uno della Coop Adriatica, tra i primi soci di Unipol.
L’ex ad ha chiesto conto delle perdite 2008, delucidazioni sugli investimenti, sulle nuove assunzioni, sulle consulenze attivate e sulla gestione del gruppo bancario e assicurativo. Poi, visibilmente deluso per le «risposte farraginose» ottenute dei vertici di Unipol, non ha vota il bilancio, promettendo di non mettere più piede all’assemblea degli azionisti e anticipando di voler pubblicare «su internet tutte le mie domande» e la versione dei fatti. «Il mio non è pessimismo - attacca Consorte rivolgendosi a Salvatori - ma vi invito a non sbagliare analisi: i problemi di Unipol (con una perdita di 1,146 miliardi nel 2008 se si sommano Aurora e il settore bancario) non sono dovuti alla crisi finanziaria, ma sono tutti di carattere gestionale». Anche «la strategia di riorganizzazione societaria ha allungato la catena e sarà un problema che la proprietà si dovrà porre perché la struttura non può reggere nei prossimi mesi. L’andamento economico, patrimoniale e finanziario è negativo e superiore agli effetti della situazione mondiale».
Salvatori ha tenuto a ribattere punto per punto le critiche dell’ex manager. «Al mio arrivo in Unipol ho sottovalutato come la banca fosse strutturata e gestita - spiega -. Mi sono dedicato al mondo assicurativo perché era quello che conoscevo meno, lasciando la banca in mano alle persone che la gestivano prima. Ma ho trovato la banca in condizioni veramente disastrose.Abbiamo reagito cambiando il vertice; abbiamo rimesso la banca in mano a persone competenti. Avremmo dovuto farlo un anno prima, me ne assumo la colpa».
Salvatori rimanda al mittente tutte le critiche anche personali mosse da Consorte: «Riteniamo di presidiare il gruppo molto meglio di come lo presidiavano prima» i vecchi dirigenti «quando c’era una confusione fra attività assicurativa e attività di altre aziende» e «non c’era una strategia del credito».