Unipol, D'Alema (forse) si salva

Il ministro degli Esteri all'epoca delle conversazioni con Consorte sulla scalata a Bnl era europarlamentare, rivela Mantini (Dl): "Si chieda l'ok a Strasburgo". Slitta la decisione al 26 settembre

Roma - D'Alema ha trovato la porta socchiusa, sul retro. Ha infilato l'impermeabile e, di soppiatto, sta cercando di filarsela. Sembra questo lo scenario dell'inchiesta del gip milanese Clementina Forleo sulla scalata di Unipol a Bnl e dei rapporti tra il ministro degli Esteri e Giovanni Consorte. "Visto che D’Alema all’epoca dei fatti che riguardano le sue conversazioni telefoniche con l’ex numero uno di Unipol era eurodeputato, il gip di Milano Clementina Forleo farebbe bene a chiedere l’autorizzazione a usare le sue intercettazioni direttamente al Parlamento europeo e non alla Camera". A sostenere questa tesi è Pierluigi Mantini (Dl) che cita a questo proposito alcuni precedenti. "C’è un fatto che non è stato ancora sollevato dinanzi alla giunta per le autorizzazioni e che dovrà essere approfondito - dichiara il deputato della Margherita - perché all’epoca delle conversazioni intercettate sulle scalate bancarie D’Alema era parlamentare europeo e non deputato".

Scappatoia Ecco trovata la scappatoia per non concedere al gip l'utilizzo di quelle conversazioni. "A rigore dunque - aggiunge Mantini - la gip Forleo dovrebbe chiedere l’autorizzazione al parlamento europeo e non alla Camera. Nel caso riguardante l’onorevole Gianni, nel 2003 - ricorda l'esponente della Margherita - la Camera, all’unanimità, ha rigettato la richiesta di autorizzazione da parte del giudice perché all’epoca dei fatti non era membro del Parlamento. Dunque le stesse considerazioni possono valere per D’Alema e la Giunta deve approfondire la questione. Nel fermo proposito di leale collaborazione con la magistratura ogni profilo deve essere esaminato in modo convincente, a partire da quello della competenza".

Giovanardi conferma "Entro domani domani dobbiamo decidere la richiesta di autorizzazione per D’alema, Fassino e Cicu. Tuttavia, dopo un approfondimento fatto dagli uffici, abbiamo rilevato che l’onorevole D’alema all’epoca delle intercettazioni, nel luglio del 2005, non era un parlamentare italiano, ma europeo". Così Carlo Giovanardi, presidente della giunta per le autorizzazioni della Camera. "Oggi in Giunta insieme agli altri colleghi decideremo ma, molto probabilmente, la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni non andava mandata al parlamento italiano, ma a quello europeo. Dove i parlamentari italiani eletti in Europa godono delle stesse guarantigie che hanno in Italia e che devono essere verificate, però, da un apposito organismo del parlamento europeo che ha le stesse competenze che ha la giunta in Italia".

Slitta la decisione E la nuova circostanza emersa e cioè che D’Alema all’epoca dei fatti fosse un europarlamentare (si dimise da deputato il 19 luglio 2004 perché eletto in Europa, mentre venne intercettato nel luglio del 2005), ritarderà di non poco le cose. In una riunione che c’è stata questa mattina a Montecitorio tra i componenti dell’Ulivo della giunta non solo si sarebbe parlato a lungo della novità, ma sarebbe emerso anche l’orientamento di attendere la sentenza della Corte Costituzionale che potrebbe aprire nuovi scenari nella vicenda attesa per la fine di ottobre. Il caso D'Alema sarà esaminato nuovamente il 26 settembre.