Unipol, D'Alema: "Mai preso soldi" Botta e risposta con Belpietro

Vivace scambio di accuse durante la registrazione di "Ballarò", in onda stasera. Il ministro degli Esteri: "In tutto il mondo la politica si occupa dell’economia, ma non sono stati commessi reati". Il vicepremier critica il direttore del "Giornale" che replica: "Il suo comportamento non è il massimo per un vicepremier"

Roma - «È del tutto normale che la politica si occupi di queste cose, accade in tutto il mondo che la classe dirigente politica e quella imprenditoriale facciano squadra per l’interesse del Paese». Il vice premier e ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, sottolinea così la posizione sua e della Quercia durante la vicenda della scalata di Unipol su Bnl e ribadisce che «noi abbiamo guardato con grande favore a quel progetto: creare una grande banca vicina al movimento cooperativo - ha detto - lo ritenevamo utile all’economia italiana».

Durante la registrazione della trasmissione Ballarò, D’Alema sottolinea che «le accuse nei miei confronti non hanno il minimo fondamento: è giusto che chi ha sbagliato paghi, ma io non ho commesso nulla». «Io non ho preso soldi - ha aggiunto D’Alema - né fatto affari, ritenevo soltanto che se Bnl fosse stata acquisita dal movimento cooperativo sarebbe stato meglio. In tutto il mondo la politica si occupa dei fatti dell’economia, ma solo da noi si è indeboliti da una valanga di sospetti il cui contenuto è nullo, perchè non sono stati commessi reati nè atti riprovevoli».

Duro botta e risposta con Belpietro Vivace scambio di opinioni durante la registrazione di Ballarò, tra il ministro degli Esteri e il direttore del Giornale Maurizio Belpietro. D’Alema ha criticato la linea del "Giornale" sostenendo che «se riguarda Berlusconi la pubblicazione di intercettazioni è un attacco delle toghe rosse», e ha aggiunto che: «Lei è sensibile alla proprietà del suo giornale». Immediata la replica di Belpietro: «Lei è sensibile alle cose che la riguardano». E il vicepremier ha ribattuto: «Io sono sensibile nei confronti di tutti». D’Alema ha affermato di non aver mai negato «di aver parlato con Consorte, ma questo non mi dà alcun motivo di imbarazzo perchè non c’è alcuna rilevanza penale e nemmeno mi imbarazza una battuta ("Facci sognare", ndr) che è chiaramente una presa in giro».

Lo scambio di battute con il direttore del Giornale è poi continuato con D’Alema che accusava Belpietro di usare «a seconda della parte politica il massimo di garantismo o il massimo di spirito inquisitorio». «Questo - ha detto D’Alema - non è il massimo per un grande giornale». E Belpietro ha replicato: «In realtà è il suo comportamento che non è il massimo per un vicepremier».

"Consorte non è Al Capone" Giovanni Consorte «di cui si parla come se fosse Al Capone, neppure è stato rinviato a giudizio» dice D’Alema riferendosi all’ex numero uno di Unipol. D’Alema sottolinea di aver avuto «una sola volta» una conversazione telefonica con Consorte che »mi è stato passato al telefono «che ha definito» una battuta che era chiaramente una presa in giro la frase pubblicata sui giornali in cui lo stesso vice premier diceva a Consorte: «facci sognare».

"Le intercettazioni? A volte sono utili" «A volte le intercettazioni sono anche utili perché hanno dimostrato che dietro la scalata di Stefano Ricucci a Rcs non c’ero io, come invece è stato scritto». «Si scrisse che dietro Ricucci c’ero io - ricorda -. Le intercettazioni a volte servono e dimostrano che non era vero. Si è capito che dietro Ricucci c’era Ricucci che cercava agganci qua e là».

"Normale incontro Berlusconi-Fiorani" «Non rimprovero a Berlusconi di avere ricevuto un banchiere e non posso rimproverare il segretario del mio partito di essere andato a trovare il governatore della Banca d’Italia». Secondo D’Alema, infatti, la politica «ha il dovere di occuparsi anche delle fusioni bancarie perché questo è normale».

"Se il governo va in crisi ci sono le elezioni" «Se va in crisi il governo ci sono solo le elezioni. Non si possono usare le riforme per scardinare l’equilibrio politico. Non ne vale la pena». Lo ha affermato D’Alema, rispondendo all’appello del leader dell’Udc Casini che, nel ritenere prossimo alla fine il governo Prodi, ha invitato la maggioranza a tornare "allo spirito della bicamerale». «È possibile ridiscutere la maggioranza per fare le riforme?». Ha chiesto il conduttore della trasmissione. «No - ha replicato D’Alema - per fare le riforme bisogna parlare di riforme e a me sembra molto difficile che ci si possa riuscire. Oggi, se non c’è uno straccio d’intesa sulle riforme, è inutile avviare ogni discorso».

"Veltroni? Potenziale candidato alla segreteria del Pd" D’Alema non ha intenzione di candidarsi alla guida del Partito democratico. È il diretto interessato a precisarlo, rispondendo a Floris: «Faccio un lavoro appassionante e interessante che per fortuna mi tiene lontano dal chiacchiericcio. Il mio attuale impegno è del tutto incompatibile con l’essere segretario del Pd. Per cui non mi candiderò». Al contempo D'Alema tesse le lodi del sindaco di Roma. Lo vede come possibile leader del nascituto partito democratico ma anche alla guida del governo del paese «che forse è qualcosa persino di più importante che essere segretario del Partito democratico: quando sarà il momento vedremo... ». 

"Nel 1992 gravi reati, oggi no" «Sono 15 anni che si discute tra politica e magistratura, ma c’è una differenza fondamentale: che nel 1992 la classe dirigente era sotto accusa per gravi reati; oggi non è sotto accusa per reati. Oggi non è così e non è una differenza di poco conto». Con questa precisazione il vicepremier D’Alema ha concluso la registrazione dell’ultima puntata di Ballarò quasi interamente dedicata allo scandalo delle intercettazioni e al dibattito politico che ne è scaturito.